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Roma, 21 mar – E’ strano come a volte, proprio coloro che chiedono il titolo di rifugiato politico o permessi di tipo umanitario, sono poi i primi a non avere proprio nulla di umano nei comportamenti. Prendiamo ad esempio l’uomo di origine somala, titolare di un permesso di soggiorno per motivi politici dal 2008, che aveva iniziato a lavorare da poco in una comunità per minori. L’immigrato 36enne è stato arrestato dalla squadra mobile della questura di Vercelli per avere abusato di almeno due ragazzine (ma in un caso si tratterebbe di una bambina) di 17 e 11 anni. Questi gli abusi accertati, ma potrebbero essercene degli altri.



Un biglietto di sola andata

Lo straniero è stato fermato venerdì, sorpreso mentre stava salendo su di un autobus diretto a Parigi con un biglietto di sola andata, poche ore dopo l’allarme lanciato da una delle sue vittime. La 17enne ha telefonato al numero dell’emergenza infanzia 114, ed in lacrime ha raccontato della violenza subita. La telefonata è stata poi interrotta bruscamente, forse proprio dal maniaco. Ma tanto è bastato al centro antiviolenza per allertare le forze dell’ordine, che in breve tempo hanno raggiunto la comunità e hanno ricostruito i fatti: la ragazzina sarebbe stata stuprata sotto gli occhi della sorella gemella. Ma non è finita: le indagini della polizia hanno portato a conoscenza di una seconda vittima del somalo, una bambina di appena 11 anni. Il resoconto delle due giovani vittime ha reso possibile l’identificazione dell’aggressore, che, ricordiamo, era un’operatore della comunità in cui erano ospiti le ragazzine. Un orco, quindi, che, non pago di essere ospite del nostro Paese, ha approfittato in modo disgustoso della vulnerabilità di due creature che avevano trovato rifugio in una comunità, quindi bisognose di cure e protezioni più di chiunque altro.

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Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

2 Commenti

  1. Questi personaggi del cazzo andrebbero recapitati a calci nel culo direttamente nel loro paese, non arrestati, non processati o altro, qui avrebbero al massimo 5/6 anni di carcere di cui ne sconterebbero effettivamente 2/3 per poi tornare liberi e ritrovarceli in mezzo alle palle! Rimandiamoli da dove vengono con la postilla che se tornassero verrebbero impiccati! Può andare come trattamento?

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