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Monteriggioni, 1 ago – Ore e ore di interrogatorio per i due carabinieri che sabato scorso hanno sparato contro l’immigrato che ha accoltellato l’autista di un autobus a Monteriggioni, in provincia di Siena. Non solo: i militari potrebbero essere indagati.

Come riferisce Il Giornale, i due carabinieri che hanno fatto fuoco contro l’ivoriano 19enne colpendolo a una gamba ma rendendo comunque possibile la sua fuga fino ai boschi vicini, si sono presi un periodo di ferie e i loro telefoni risultano staccati. Si sospetta che a loro carico possa venire aperta un’indagine.

Che i due militari abbiano sparato è fuori dubbio, ma è altrettanto vero che a loro volta erano stati aggrediti dall’immigrato, prima con una damigiana di vetro e poi con lo stesso coltello usato contro l’autista del bus, prima di estrarre le pistole d’ordinanza. Inoltre l’ivoriano era stato già interessato da un decreto di espulsione, non essendosi visto riconoscere lo status di rifugiato, ed era in attesa di essere accompagnato fuori dai confini italiani. Era un personaggio noto alle forze dell’ordine, che avevano già avuto più volte a che fare con le sue intemperanze, dovute soprattutto all’abuso di alcol.

A questo punto, di fronte a quella che al momento sembra essere solo un’ipotesi, a essere sul piede di guerra non ci sarebbero solo i sindacati dei trasporti, che hanno chiesto maggiore sicurezza dato che l’episodio dell’accoltellamento è solo l’ultimo e il più grave di una serie di aggressioni che si verificano sugli autobus, ma anche il Sap, il sindacato autonomo di Polizia.

“Ho deciso di interpellare l’organo di autogoverno dei togati perché la situazione con cui ogni giorno i miei colleghi su strada si misurano è surreale. L’utilizzo dello strumento penale per indagare poliziotti e carabinieri è abnorme, anche perché ciò ha infinite ripercussioni negative sull’efficacia del servizio a tutela della brava gente e della comunità” afferma il segretario generale del Sap Gianni Tonelli spiegando la sua intenzione di rivolgersi al Csm affinché intervenga.

Anna Pedri

 

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