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Roma, 28 mar – Il laboratorio Sicilia – storicamente cartina da tornasole per le politiche – con l’elezione di Nello Musumeci a governatore non è stato indicativo dell’esito del voto del 4 marzo. Ma ora paradossalmente l’Assemblea regionale siciliana somiglia un po’ di più al Parlamento. Dopo la bocciatura di ieri all’Ars del Def regionale, ora le opposizioni che chiedono le dimissioni di Musumeci. Lui dal canto suo ha dichiarato di “non voler essere ostaggio di alcuno” ventilando egli stesso le sue dimissioni. Cosa è mancato al governatore? Il soccorso esterno dei 5 Stelle. Decisivo quindi è stato il voto contrario di Cateno De Luca, deputato di Sicilia Vera, eletto nelle fila del centrodestra sotto le insegne dell’Udc. Fuoco amico, pertanto.
“Le parole di un oltremodo innervosito ed arrogante Musumeci, che pretende di fare pure la paternale, sono irricevibili – si legge in una nota del gruppo parlamentare all’Ars del M5s – . Musumeci dovrebbe avere rispetto per la Sicilia e compiere un gesto di grande responsabilità, prendendo atto che non ci sono più le condizioni minime per governare: si deve dimettere”. Gli fa eco il Pd con l’intervento di Giuseppe Lupo, presidente del gruppo dem all’Ars: “Quando il presidente Musumeci è stato eletto, aveva una maggioranza: non è certo colpa della legge elettorale se l’ha persa per strada. Il Pd ha chiesto più volte un dibattito d’aula per sapere dal presidente della Regione come intende andare avanti dopo la sua stessa ammissione di non avere più una maggioranza, ma questo dibattito fino ad ora non c’è stato. Il PD era e resta opposizione: siamo disponibili a confrontarci in tutte le sedi istituzionali sui temi concreti, in commissione o in aula. Ma voglio dire con chiarezza al presidente Musumeci: se crede di non essere in grado di governare questa Regione, si dimetta. Anche alla luce della bocciatura del Defr, il presidente Musumeci valuti serenamente la situazione: non fa bene alla Sicilia avere un governatore che un giorno sì e uno no, ripete di non avere una maggioranza”.
“Noi siamo pronti a tornare al voto. Se così non fosse (Musumeci, ndr) ci dica come superare questa impasse e come intende proseguire”. Così il deputato Pd Nello Di Pasquale che interviene anche a proposito delle dimissioni di Vittorio Sgarbi dalla guida dell’assessorato ai Beni culturali: “Vergognoso il trattamento che hanno riservato all’assessore ai Beni culturali, Vittorio Sgarbi. Prima lo strumentalizzano in campagna elettorale e solo dopo cento giorni se ne disfano in maniera indecorosa, impedendogli di proseguire il lavoro e portare a termine importanti progetti culturali per la Sicilia”. Insomma, maggioranze che svaniscono in un battito di reddito di cittadinanza, alleanze che crollano, franchi tiratori, l’Ars ci sta forse suggerendo qualcosa circa lo scontro (o presunto tale) Di Maio-Salvini per lo scranno di presidente del Consiglio?
Adolfo Spezzaferro



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