Roma, 23 set – Ma quanto dura questo stato di emergenza? E quando finisce cosa succede, potrà essere nuovamente prorogato? Sono due semplici domande che si pongono un po’ tutti da mesi e in particolare con l’entrata in vigore del green pass, obbligatorio per i lavoratori a partire dal 15 ottobre. Prima di rispondere ai quesiti in questione è però necessario capire cos’è davvero lo stato di emergenza.



Quanto dura lo stato di emergenza

Come già spiegato su questo giornale lo scorso giugno, si tratta di una misura che prevede l’attuazione di interventi speciali con ordinanze in deroga alle disposizioni di legge, pur rispettando i principi generali dell’ordinamento giuridico. All’articolo 24, comma 3, del decreto legislativo 1/2008, si legge che “la durata dello stato di emergenza non può superare i 12 mesi, ed è eventualmente prorogabile per non più di ulteriori 12 mesi”.

Facile risposta alla prima domanda dunque: considerando che è in vigore dal 31 gennaio 2020, il governo può prorogare l’attuale stato di emergenza al massimo fino al 31 gennaio 2022 (per ora è stato prorogato fino al 31 dicembre 2021). Certo, è pur vero che – come fatto notare dal giurista Sabino Cassese – “il codice della Protezione civile detta norme molto precise sul superamento dello stato di emergenza. Esso dispone anche che l’emergenza può essere revocata anticipatamente e regola anche il rientro nell’ordinario”.

Cosa succede dopo il 31 gennaio

Difficilmente però il governo Draghi rinuncerà allo stato di emergenza prima del prossimo 31 gennaio. Per un semplice motivo: è il salvagente del castello di carta messo in piedi dal governo Conte bis e confermato (con aggiustamenti) dall’attuale esecutivo.

Come poi ben rimarcato da laleggepertutti.it, è difatti una misura speciale che “mantiene vive le competenze del commissario straordinario per il Covid e del Comitato tecnico scientifico, così come le disposizioni che riguardano l’eventuale decisione sulla didattica a distanza, dello smart working, il divieto di licenziamenti, le quarantene per chi viene trovato positivo (o certe volte anche falso positivo) e per chi rientra dall’estero, ecc.”. In pratica con la fine dello stato di emergenza si chiuderà la parentesi di provvedimenti e organismi pensati ad hoc prima da Conte e poi da Draghi, ivi compreso il green pass. Sarà per certi versi, almeno sulla carta, l’epilogo del commissariamento della politica italiana.

Fine delle misure “dragoniane”?

Non resta quindi che attendere il 31 gennaio per festeggiare una sorta di “tana libera tutti”? In realtà la faccenda è più complessa di quanto si pensi. Di primo acchito verrebbe da citare l’adagio “fatta la legge trovato l’inganno”, eppure qualcosa è destinato davvero a cambiare. Una svolta “aperturista” è insomma inevitabile, ma il governo può sempre ricorrere agli ormai celebri Dpcm. Oppure, ipotesi più realistica, puntare sui decreti legge che devono passare dal Parlamento.

Strada quest’ultima apparentemente tortuosa, non fosse che l’attuale maggioranza è sin troppo larga da permettere a Draghi di tirare avanti con alcuni provvedimenti ad hoc. Da gennaio sarà allora fondamentale vedere quale ruolo intenderanno giocare le forze che compongono il governo, soprattutto come si muoverà la Lega (sinora piuttosto remissiva), per scongiurare altre misure “draGoniane”.

Eugenio Palazzini

 

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3 Commenti

  1. Ecco, cominciamo ad andare oltre alle convenienze microbiche altrimenti non ne usciamo proprio più tra insiemi di microbi umani o poco più.

  2. Avete notato come con questa emergenza lo Stato abbia scoperto una grande fascia di soggetti deboli, da difendere, sì, ma con il vaccino?

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