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Guidonia, 21 mag – Potrebbero avere le ore contate gli stupratori del branco che lo scorso venerdì ha aggredito e violentato una donna di 44 anni, che stava aspettando l’autobus a Guidonia. Le indagini sarebbero infatti vicine a una svolta, grazie alla collaborazione della vittima, e al fatto che sul luogo dell’aggressione la Polizia Scientifica ha rinvenuto cicche di sigarette, fazzoletti e cocci di bottiglie. Tutti elementi utili a estrapolare tracce biologiche, che potrebbero far risalire al dna degli immigrati che hanno stuprato la donna.
Secondo quanto ha riferito la vittima, che si è detta cera di essere in grado di riconoscere uno dei suoi stupratori che non si è mai coperto il volto, solo due dei componenti del branco l’avrebbero violentata, mentre gli altri due avrebbero fatto da palo. In tutto gli aggressori sarebbero bengalesi, tra i 30 e i 40 anni,e il capobranco, secondo quanto emerge dalle telecamere di sorveglianza e dai racconti della vittima, indossava una t-shirt bianca e dei pantaloncini corti. Ha i capelli corvini, non è molto alto e abbastanza mingherlino.
La donna ha anche dichiarato che nel tragitto che l’hanno costretta a subire tra il luogo del rapimento e quello dello stupro, il capobranco le avrebbe raccontato di essere in Italia da nove anni e di fare il meccanico, e secondo alcune indiscrezioni fornite dal Messaggero la procura di Tivoli avrebbe già un nome. “Mi dicevano ‘Siamo Bangladesh, siamo bravi, stai tranquilla’…” ha riferito la donna.
Le accuse mosse contro i 4 aguzzini sarebbero di sequestro di persona e violenza di gruppo. Ma si teme che il branco possa aver compiuto altre violenzeche non sono mai state denunciate, poiché la donna ha dichiarato che durante la violenza uno dei suoi stupratori le ha mostrato vecchi video di violenze sessuali.
Anna Pedri
 



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