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Roma, 21 mag – Oggi pomeriggio al Quirinale sarà dura per Salvini e Di Maio: il presidente Mattarella in questi giorni ha ripetuto a ogni piè sospinto che non si limiterà a fare il “notaio“, che per dare l’ok al governo giallo-verde dovranno essere rispettati alcuni dirimenti paletti.
Insomma, con una forma più diplomatica e per questo più pericolosa perché suadente, il fine giurista del Colle è più “tosto” di un Napolitano. Le sue ingerenze sono molto profonde e davvero pesanti, rispetto allo svolgimento della vita politica di quella che è ancora una repubblica parlamentare. Inoltre, per come ha posto la questione, i suoi diktat, seppur ammorbiditi nei toni rispetto ad altri suoi predecessori (“Io non ci sto!” di Scalfaro era più brusco, per capirci), sono difficilmente aggirabili. L’ex diccì ha talmente messo in chiaro tutto, in vista del nascente governo giallo-verde, che al primo “sgarro” potrà dire che i leader di Lega e 5 Stelle erano stati ampiamenti avvisati su come debba formarsi un governo politico che piaccia all’Ue, ai mercati, alla finanza, agli alleati militari.
Sono settimane che Mattarella minaccia di esser pronto a utilizzare tutte le prerogative presidenziali, dal rinvio alla Camere delle leggi senza coperture finanziarie, al negare la firma ai disegni di legge d’iniziativa governativa se giudicati palesemente incostituzionali.

Dal canto loro, Salvini e Di Maio hanno lanciato una controffensiva, improntata sull’auspicio che da parte del Colle ci siano garanzie del rispetto del mandato elettorale, della volontà degli italiani. Un modo altrettanto diplomatico per dire: “Siamo stati votati per fare il governo, lasciatecelo fare”. Il leader della Lega in proposito ha dichiarato: “Speriamo che nessuno metta veti sui nomi e suoi cognomi“. Una frase che ha una duplice valenza: riguarda sì il premier, ma anche i ministri. Visto che, come è noto, Mattarella non gradisce la presenza fisica di Salvini nel governo, neanche come ministro. Il capo politico della Lega punta all’Interno: da lì potrà gestire sicurezza e immigrazione, due cardini del programma del Carroccio. Pertanto un primo problema apparentemente insormontabile sarebbe quello di un veto del capo dello Stato per la poltrona del Viminale.
E non solo. Sono almeno quattro le poltrone per le quali il Quirinale vuole avere voce in capitolo: Interno, Esteri, Economia e Difesa. Questo proprio in ragione dell’alleanza atlantica da un lato, e della stabilità dei conti pubblici, sul fronte dell’Ue. Sulla Farnesina sembra che il nome giusto per accontentare tutti sia quello di Giampiero Massolo, diplomatico di lungo corso, già a capo dei nostri 007, ex segretario generale agli Esteri. Più complicata invece la partita sulla Difesa, da dove partono le nostre missioni militari all’estero. Per non parlare poi della poltrona di via XX settembre: Bruxelles non vuole ministri non allineati e coperti con i diktat su debito, deficit e inflazione.
Infine, non è detto nemmeno che una volta trovata la quadra, dal Colle non proseguano ingerenze per “indirizzare” il governo ogni qual volta sembri uscire dal seminato. Il punto è proprio questo, però: il seminato in questione, per Mattarella, sono gli obblighi verso l’Ue, la Nato, i mercati. Il seminato giallo-verde è quello del contratto di governo. L’obbligo, per Salvini e Di Maio, si chiama mandato elettorale.
Adolfo Spezzaferro

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2 Commenti

  1. Ma quando sarà che gli stravecchi lasceranno fare ai piu’ giovani?? Ci hanno rovinato con il loro servilismo verso i nostri colonizzatori e verso banchieri centrali stranieri plutocrati, e ora hanno il coraggio e la faccia di mettersi in mezzo per farci rimanere servi dei globalisti mentre loro si godono le laute prebende e ci fanno pure la morale?

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