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Roma, 1 ott – L’annuncio della manovra in deficit, con il disavanzo pubblico destinato a sforare gli accordi presi in sede Ue e a toccare il 2,4% nei prossimi anni, aveva fatto esultare una sinistra sempre più anti-italiana. Non contenta di aver appoggiato il governo Monti prima e aver completato successivamente la macelleria sociale a colpi di Jobs Act, Pd e sodali avevano trovato un nuovo alleato: nell’impossibilità di vincere alle elezioni, puntavano tutto su mercati, speculazione e spread.
La curiosa – ma non sfuggirà ai più che la liason sinistra-finanza è ormai un dato di fatto – alleanza è durata lo spazio di un venerdì nero. Poche ore per gioire su quelle che si pensavano fossero le spoglie dell’esecutivo Lega-M5S, incapace di “rassicurare i mercati” (frase buona per qualsiasi occasione) mentre era impegnato a “toglierci il futuro” (la riforma Fornero che ha raddoppiato la disoccupazione giovanile cos’avrebbe invece fatto, di grazia?). Piazza Affari a picco, lo spread che tocca livelli di guardia e il solito codazzo di bestialità, a partire dai mutui per finire alla solidità del sistema bancario.
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Tempo un fine settimana e le acque, per loro somma tristezza, si sono però placate. Anzi, sono tornate ben al di sotto del livello di guardia. Dopo la drammatica chiusura di fine settembre, infatti, oggi borsa e differenziale di rendimento hanno fatto rientro entro le soglie degli ultimi mesi. Il Ftse-Mib è da stamane in territorio positivo, idem lo spread che veleggia attorno ai 270 punti base, in calo di 10 punti dai massimi di venerdì.
Le tensioni certo restano – i titoli bancari soffrono più della media – ma l’ondata negativa sembra essersi placata in attesa di ulteriori specificazioni sulla manovra. Il mercato insomma rimane attendista, mentre la sinistra più realista del re continua imperterrita a tifare per il default.
Filippo Burla

1 commento

  1. Resta la colossale incompetenza e inadeguatezza di Di Maio quando invece per manovre di questo tipo serve autorevolezza e capacità politica

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