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Toghe e politica, quel binomio inattaccabile. A meno che Mattarella…

by Ludovica Colli
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Roma, 17 giu – Il neopresidente dell’Associazione nazionale magistrati Luca Poniz interviene sulla bufera che si sta abbattendo sul Consiglio superiore della magistratura a causa dell’inchiesta sulle procure e il mercato delle toghe in cui sono coinvolti membri togati del Csm e l’ex numero uno dell’Anm Luca Palamara (nonché l’ex ministro Luca Lotti del Pd). “I comportamenti anomali che assecondano ambizioni personali di potere non sono semplicemente la degenerazione di un comportamento di qualcuno, ma sono evidentemente permessi da un rapporto malato con la politica”, ha detto Poniz ad Agorà su Rai3. “Che cosa è accaduto in questa vicenda? – spiega – Che vi è stata un’ambizione di un collega ad essere nominato procuratore aggiunto della Repubblica subito dopo essere scaduto dal Csm. Questo non sarebbe stato possibile fino a poco più di un anno fa quando c’era una norma che questo impediva. Questa norma è stata cancellata nottetempo non si sa su richiesta di chi e su mandato di chi, ma non dalla magistratura, dal Parlamento“, è l’accusa.

Poniz: “Sorteggio per il Csm incostituzionale”

Ora come ora” il sorteggio per il Csm “è totalmente contrario alla Costituzione, che parla di elezione di membri togati e membri laici. L’elezione è una cosa completamente diversa dal sorteggio e rimanda ad una scelta. Io continuo a pensare che i magistrati debbano continuare a scegliere i loro rappresentanti anche se convengo sul fatto che bisogna completamente modificare le regole per questa scelta”, spiega Poniz. A proporre il sorteggio, invece, è Antonio Di Pietro, molto critico anche con il presidente della Repubblica: “Mattarella – dice infatti l’ex pm – da una parte è il presidente del Csm, dall’altra oggi non può fare il ragioniere”. “Vorrei che oggi uscisse dal noto riserbo con una proposta seria di riformare la parte della Costituzione che riguarda l’elezione dei membri del Csm“, incalza Di Pietro a Radio Cusano Campus. “Non voglio tirarlo per la giacchetta – chiarisce – ma adesso acquisisca tutte le informazioni e poi intervenga”. Il punto in effetti è proprio questo: fintanto che il capo dello Stato non prenderà una posizione netta contro le correnti politicizzate nel Csm, questo binomio indissolubile di potere sintetizzato nelle “toghe rosse” non potrà essere debellato.

Il ministro Bonafede: “Cambiare tutto e ripartire”

Il ministro della Giustizia il 5 Stelle Alfonso Bonafede, in un’intervista al Fatto Quotidiano, annuncia che “ora bisogna cambiare tutto per ripartire”. Bonafede sottolinea che “adesso più che le parole servono i fatti. Da ministro devo innanzitutto agire come titolare del potere disciplinare nei confronti di chi ha sbagliato. E bisogna avviare un pacchetto di riforme di cui in tanti hanno parlato in passato, senza fare nulla. Non c’ è più spazio per i gattopardi”. Il ministro spiega che “delle degenerazioni del correntismo si parla da anni, ed è stato su mio impulso che nel contratto di governo è stata inserita la riforma del Csm, proprio per reagire a questo. Però il fatto che alcuni politici discutessero con dei togati delle nomine in procure rappresenta un elemento in più”.

Roberti: “Aboliamo le carriere dei magistrati”

Aboliamo le carriere dei magistrati, non sono previste dalla Costituzione, come spiega l’art. 107: abolire le carriere significa togliere acqua al correntismo ed al clientelismo. Stiamo vivendo uno spettacolo indecente con l’inchiesta di Perugia”. A spiegarlo è Franco Roberti, europarlamentare del Pd ed ex capo della Procura nazionale antimafia, in un intervento su Radio Crc. “Linguaggio riprovevole quello che emerge dalle intercettazioni – aggiunge – Pignatone è stato un eccellente procuratore di Roma, quando si parla di discontinuità del lavoro di Pignatone, per me è uno degli aspetti inquietanti di questa vicenda: perché avere discontinuità rispetto ad un grande lavoro fatto? Mettere a margine i magistrati più bravi è un qualcosa che è tornato ciclicamente nella storia del Csm come con Falcone e Borsellino”.

Nel Pd c’è chi chiede a Zingaretti di uscire dal silenzio

“Zingaretti non ha detto una parola” sul caso del Csm.” Cioè il vero problema di questa vicenda per il Pd è che ha parlato Zanda, ha parlato Orlando, ha parlato chiunque, ha parlato la minoranza, non ha parlato il segretario del Pd… Mi aspetto che Nicola ci dica cosa pensa di questo tema, cioè che cosa pensa della commistione politica-magistratura e quale è la sua proposta, la nostra proposta perché Nicola è il mio segretario, nella riforma della giustizia“. Così Anna Ascani, parlamentare e vicepresidente del Partito democratico, ad Agorà su Rai3. La riforma della magistratura dovrebbe essere una priorità del governo verdegiallo, in effetti. E non si spiega perché se da un lato Mattarella – sempre in nome della stabilità – abbia preferito non sciogliere il Csm ma indire elezioni suppletive per i membri che si sono dimessi a seguito dello scandalo, dall’altro Lega e M5S non abbiano colto l’occasione del caso Palamara-Lotti per provare davvero a intaccare il potere della magistratura.

Ludovica Colli

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2 comments

Ugo 17 Giugno 2019 - 3:39

Post: E non si spiega perché […] Lega e M5S non abbiano colto l’occasione […] per provare davvero a intaccare il potere della magistratura.”

Due ipotesi, buttate lì a mo’ di illazione:
1) negli ambiti del potere, una regola non scritta ma attentamente rispettata è “cane non morda cane”
2) il timore di essere morsi dalle mascellone del cane giudiziario è troppo forte
Ovviamente, 1) non esclude automaticamente 2).

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Marc 17 Giugno 2019 - 4:33

Non il Presidente Mattarella ma il suo entourage ha spiegato il motivo del non scioglimento del CSM perchè in tale modo non sarebbero mutate le regole e il nuovo CSM sarebbe stato eletto con le vecchie (regole). Cosa da evitare, per poi procedere, con la dovuta ma veloce calma, al cambio delle stesse da parte del Parlamento su proposta del Ministro della Giustizia.

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