Roma, 21 mar – Il pentastellato Danilo Toninelli resta a capo del ministero delle Infrastrutture e Trasporti. Al Senato non passano, grazie a 159 voti contrari su 102 favorevoli e 19 astenuti, le mozioni di sfiducia presentate dall’opposizione, una a prima firma Marcucci (Partito Democratico) e l’altra a prima firma Bernini (Forza Italia).

Le mozioni si basavano sulle presunte mancanze del ministro nella gestione della vicenda della Tav, chiedendone le dimissioni immediate.

Dopo il voto, il capogruppo del Pd Andrea Marcucci fa presente che “il governo non ha più la maggioranza in Senato. Il voto su Toninelli conferma questa nuova realtà. Salvini e cinque senatori leghisti non difendono il ministro 5 stelle, così come ieri sei senatori (più tre contrari) 5 stelle non hanno partecipato al voto su Salvini”.

Prima delle operazioni di voto in Aula si è scatenata una bagarre, con il presidente del Senato Elisabetta Casellati che ha dovuto richiamare i senatori Alberto Airola (M5S) e Francesco Giro (FI), che aveva fatto il gesto delle manette al collega pentastellato in risposta al suo “bunga bunga”, che secondo il 5 Stelle sarebbero le parole che compaiono quando si digita su Google la parola Berlusconi.

Poi la seduta è stata sospesa per qualche minuto a seguito dell’esposizione di alcuni cartelli da parte dei senatori forzisti con la scritta: “Toninelli lo facciamo per te“.

Le due mozioni

Nella mozione del Pd si legge che “il ministro avrebbe mentito al Parlamento e al Paese nonché al governo francese e all’Unione europea, sottoponendo all’attenzione di tutti un’analisi del rapporto tra costi e benefici palesemente infondata e ora oggetto di ‘aggiustamenti’ da parte del presidente del Consiglio dei ministri”. Sulla stessa linea la mozione di Forza Italia, in cui si sostiene che “i comportamenti del ministro stanno bloccando le grandi opere e riducendo la nostra credibilità“.  Il Pd fa notare anche che sui banchi del governo non c’è nessun ministro della Lega.

La replica di Toninelli

Durante il suo intervento, Toninelli replica:  “La ridiscussione della Tav è un dovere assunto dal governo in Parlamento fin dalla sua nascita e ribadito testualmente attraverso due distinte mozioni: la prima, appena un mese fa, alla Camera dei Deputati e la seconda, solo due settimane fa, proprio qui al Senato della Repubblica. Ho agito in totale coerenza e trasparenza”. E, come detto, annuncia l’arrivo della “targa portabile” in tempi brevi.

In risposta alla “tragedia” del crollo del Ponte di Genova, “abbiamo messo in campo soluzioni celeri e concrete, avviando la ricostruzione del Ponte senza l’intervento del concessionario che, come avevamo promesso, non sta toccando nemmeno un mattone, ma sta pagando i lavori e i risarcimenti alle famiglie e alle imprese”, continua Toninelli. E conclude: “Con noi lo Stato torna a fare lo Stato, abbiamo ripreso, dopo anni, a inviare i tecnici del ministero sul campo per i controlli sulla sicurezza delle nostre infrastrutture, controlli finalmente non più solo sulla carta”.

Certo è che la maggioranza Lega-M5S al Senato ormai è a rischio. Al netto dei dissidenti e degli espulsi tra le fila dei 5 Stelle, numeri alla mano ci vuole davvero poco a far andare sotto il governo.

Adolfo Spezzaferro

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