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Torino, 20 nov – Facevano arrivare in Italia clandestini provenienti da Pakistan, India e Bangladesh, fra cui alcuni bambini, servendosi poi di un avvocato torinese per falsificare i documenti e ottenere permessi di soggiorno. Una decina persone originarie del Pakistan, del Bangladesh e dell’India sono state arrestate per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina dai carabinieri del comando provinciale di Torino. Tra le misure cautelari: due obblighi di firma in caserma e altrettanti di dimora. Fra i destinatari di quest’ultima misura c’è un avvocato torinese, Luca Schera, che in cambio di denaro (dai 500 ai 2 mila euro) curava le pratiche per il rilascio dei permessi di soggiorno. Il legale è stato sottoposto all’obbligo di dimora e i carabinieri hanno perquisito studio e abitazione per cercare elementi relativi all’indagine.

Le indagini scattate ad aprile 2018

I carabinieri hanno accertato l’esistenza di falsi documenti su stati di famiglia e dichiarazioni di ospitalità con cui organizzare l’ingresso di altri stranieri sulla base di finti ricongiungimenti familiari. E l’avvocato indagato aveva un ruolo chiave secondo gli investigatori nelle pratiche per ottenere i permessi di soggiorno. Grazie alle indagini, scattate nell’aprile dello scorso anno e che si sono sviluppate anche in altre regioni, i carabinieri hanno smantellato un vero e proprio “tour operator” per il traffico di clandestini. Un uomo originario del Bangladesh ha raccontato agli inquirenti che la sorella era stata picchiata dal marito perché si rifiutava di falsificare un certificato di matrimonio e altri documenti per far arrivare in Italia due minori spacciandoli per loro figli. Gli immigrati irregolari venivano ospitati in appartamenti del Piemonte, della Liguria e della Lombardia e il gruppo si occupava dell’espatrio verso la Francia e il Nord Europa.

“Viaggi dai mille agli 8 mila euro”

“Si parla di decine di viaggi al mese pagati tra i 400 e gli 8 mila euro“, dice il comandante del Reparto Operativo Giuliano Gerbo. Gli stranieri raggiungevano l’Italia transitando da Abu Dhabi e Malta, in un viaggio che costava tra i mille e i 2 mila euro. I prezzi salivano (fino a 8 mila euro) per chi voleva raggiungere il nord Europa. “Durante le conversazioni i clandestini vengono definiti ‘roba’“, ha spiegato il comandante provinciale dei carabinieri, Francesco Rizzo. “Stamattina abbiamo perquisito lo studio dell’avvocato e trovato centinaia di documenti di stranieri che hanno effettuato il viaggio. E’ stato trovato anche uno strumento elettronico che permette la clonazione delle carte di credito”.

Le accuse

L’accusa avanzata dalla procura è di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina con l’aggravante della transnazionalità. L’avvocato, in particolare, dovrà rispondere di favoreggiamento per la permanenza illegale sul territorio nazionale.

Ludovica Colli

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