Roma, 18 nov – L’ex ministro della Difesa Elisabetta Trenta non vuole mollare l’appartamento di “alta rappresentanza” che ha fatto assegnare al marito e che a quanto pare non dovrebbe occupare. All’indomani del polverone, con M5S e Pd che hanno chiesto chiarimenti e minacciato interrogazioni parlamentari, il Corriere della Sera – che aveva fatto lo scoop – ha intervistato la Trenta, che fa la vittima. “Sono molto arrabbiata. Questa storia mi porterà dei danni. E’evidente che ormai sono sotto attacco“, lamenta l’ex ministro. Ma la casa è stata assegnata al marito regolarmente, dice. Quindi ci resta.

L’ex ministro: “Mi serve la casa grande. Ho una vita di relazioni, di incontri”

E se da ministro non poteva restare nella casa di proprietà a Roma (la regola vuole che in tal caso non si ha diritto a un alloggio di servizio) e quindi si è trasferita nel lussuoso appartamento in pieno centro storico perché – spiega – aveva “bisogno di un posto dove incontrare le persone, di un alloggio grande. Era necessaria riservatezza“, oggi che non lo è più – assicura – può starci ancora. “Ho l’atto di cessazione dell’esercito a me e ho tre mesi per andare via. Intanto mio marito ha fatto richiesta perché è aiutante di campo di un generale e per il suo ruolo può avere quell’appartamento”, spiega, rispondendo così alle critiche secondo cui per il grado che ha il marito non avrebbe diritto a quel tipo di appartamento. Ma la giustificazione per il fatto che la Trenta resti in un alloggio che non le spetta più e che non dovrebbe essere assegnato al marito è un po’ tirata per i capelli. Dopo essere stata ministra, sostiene, la sua vita è cambiata. “Che vuol dire?” Le chiede Fiorenza Sarzanini. E la Trenta risponde: “E’ una vita di relazioni, di incontri”. Allora la giornalista la incalza: “Avete una casa di proprietà e questo vi impedisce di poter usufruire dell’alloggio di servizio”. Ma anche stavolta l’ex ministro grillino ha la risposta pronta: “In realtà mio marito ha la residenza nella sua città dove ha una casa, ma ha diritto ad avere l’alloggio dove lavora. Invece l’appartamento di Roma al quartiere Pigneto è intestato soltanto a me“. E poi, ingenuamente o forse impunemente dice: “Crede davvero che se non fosse stato tutto in regola lo Stato maggiore avrebbe dato il via libera?”. Ma l’intervistatrice le fa presente che all’epoca lei era ministro della Difesa: “Non ritiene che fosse difficile dire di no a suo marito?“.

“Ho sentito Di Maio e gli ho spiegato, nel M5S ci rimarrò di sicuro”

Sul fronte del M5S la Trenta si dice convinta che è tutto a posto e che resterà nel Movimento. Anche se – come sottolinea la giornalista – il M5S “ha sempre dichiarato guerra ai privilegi”. Lei però assicura: “Ho sentito Di Maio e gli ho spiegato che tutto è stato fatto correttamente“. “Quindi resterà nel M5S?” Le chiede la Sarzanini. E lei risponde convinta: “Ho chiesto di essere una dei 12 facilitatori. Ci rimarrò di sicuro“.

Dal canto suo, il capo politico del M5S Di Maio sta certamente valutando se espellere la Trenta, anche per salvare la faccia, sua e del Movimento, visto che i grillini da sempre hanno strombazzato a destra e a manca di essere contro la casta e gli abusi di potere. Staremo a vedere.

Adolfo Spezzaferro

1 commento

  1. inutile invocare le leggi per pararsi il generoso lato B; anche i vitalizi agli ex parlamentari erano concessi in base ad una legge dello Stato,eppure sono stati visti dai grillini come privilegio di Casta; si vede che gli appartamenti non lo sono.

    bene ricordare comunque che “Maggiore” non è affatto un grado elevato,in ispecie nell’Esercito; segue quello di Capitano,e precede quello di Tenente Colonnello; non stiamo parlando quindi di Generali di Corpo d’Armata a 3 stelle…

    ma probabilmente un Maggiore “cinquestelle” fa debita eccezione nel mondo grillino.

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