Roma, 18 nov – C’è aria di crisi nella maggioranza giallofucsia dopo l’uscita di ieri del segretario Pd Nicola Zingaretti sullo ius soli. I 5 Stelle infatti hanno subito manifestato perplessità, sottolineando che con mezzo Paese sott’acqua di certo ius soli e ius culturae, che i dem vogliono mettere in agenda, non sono prioritari. Inoltre il segretario Pd ha annunciato di voler abrogare i decreti Sicurezza. Insomma, un terremoto per la già poco stabile maggioranza. Tanto che il capo politico del M5S Luigi Di Maio si lamenta con i suoi: “Così Zingaretti vuol far cadere il governo“.

Verso lo scontro sugli emendamenti alla legge di Bilancio

Come se non bastasse, ora i giallofucsia torneranno a scornarsi sugli emendamenti alla legge di Bilancio. Sul fronte tasse la battaglia sarà aspra. Ci sono quelle tasse sul consumo della plastica mono uso e delle bevande zuccherate, c’è la stretta al regime fiscale delle auto aziendali in uso ai dipendenti, c’è il taglio del cuneo fiscale. Inoltre ci sono il pacchetto di misure a favore delle famiglie e della natalità, ma anche la rivalutazione delle pensioni più basse. Per non parlare della crisi con l’ex Ilva e l’emergenza occupazione a Taranto. Infine i fondi per fronteggiare le calamità naturali, con il maltempo che continua a flagellare l’Italia. L’esame della manovra entra nel vivo oggi, con la presentazione degli emendamenti in commissione Bilancio al Senato, ma i punti di disaccordo tra Pd e M5S (e pure LeU e Iv) sono tanti. Dal canto suo, il premier Giuseppe Conte, rinnova il solito appello a fare squadra, intanto sta lavorando all’eliminazione della tassa sulle auto aziendali e a ridurre quella sulla plastica. Ma il problema è ognuno pensa per sé (anche in un’ottica elettorale). E la fuga in avanti dem di certo non aiuta a distendere la tensione in seno al Conte bis.

Tanto che non è poi così azzardato ipotizzare una crisi o comunque un redde rationem dopo l’approvazione della legge di Bilancio. Per non parlare del voto in Emilia Romagna: tutti sanno che se la sinistra dovesse perdere la sua storica roccaforte una crisi di governo sarebbe inevitabile.

Adolfo Spezzaferro

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