Roma, 9 apr – Il governo gialloverde deve trovare la quadra tra Flat tax e sterilizzazione dell’Iva, da una parte, e crescita e conti pubblici (deficit e debito) dall’altra. Nel bel mezzo ci stanno i risparmiatori truffati dalle banche, che nel 90% dei casi potranno beneficiare di rimborsi forfettari diretti, mentre nel restante 10% dei casi è previsto il ricorso a un “arbitrato semplificato” da una tipizzazione delle violazioni massive, davanti alla commissione dei 9 esperti indipendenti creata ad hoc. E’ quanto prevede la proposta fatta dall’esecutivo alle associazioni dei consumatori, che di fatto sancisce il via libera alla linea del doppio binario portata avanti dal ministro dell’Economia Giovanni Tria, per evitare di incappare in un rifiuto da parte della Commissione Ue.

I rimborsi ai risparmiatori truffati

Arriverà – dunque – oggi in Consiglio dei ministri la misura sui rimborsi dei risparmiatori ‘truffati’- “Ora – dice il sottosegretario Massimo Bitonci (Lega) – ci sarà una modifica alla legge di bilancio, con il doppio binario flessibile” che consentirà comunque per tutti per un rimborso “massivo e forfettario, penso sia una grande apertura da parte della Commissione Ue, grazie al lavoro fatto da Tria, dagli uffici, dai sottosegretari. E’ forse la prima volta che la Ue dà la possibilità di un rimborso massivo“. Bitonci spiega che dopo l’ok alla norma ci sarà “subito il decreto attuativo”. Per accedere automaticamente ai rimborsi i risparmiatori truffati dovranno avere un imponibile entro i 35 mila euro o un patrimonio mobiliare di 100 mila euro. Per gli altri saranno tipizzati gli investimenti “e saranno analizzati per grandi categorie e non caso per caso” davanti alla commissione ad hoc che sarà costituita al ministero dell’Economia, secondo quanto ha detto il sottosegretario.

Il nodo conti pubblici/Flat tax

Tra le diverse ipotesi che circolano, c’è anche quella che vorrebbe Tria impegnato in una riduzione simbolica del deficit strutturale, per dare un segnale di impegno a Bruxelles. Sul debito pesa invece l’operazione di dismissione straordinaria che, secondo gli obiettivi dell’esecutivo, quest’anno dovrebbe far incassare 18 miliardi di euro. Stiamo parlando di un punto percentuale di Pil e, se l’obiettivo non venisse rispettato, sarebbe necessario rivedere le stime già nel 2019. In questo quadro, si collocano le misure che dovrebbero rappresentare il fulcro della manovra 2020. La realizzazione della Flat tax, secondo alcune stime, potrebbe costare tra i 12 e i 15 miliardi di euro. Ma attenzione, avrebbe una formula che prevede l’aliquota al 15% per i redditi fino a 50 mila euro e un sistema che rispetti il principio costituzionale di progressività per chi supera il tetto. Non si tratterebbe, quindi, della vera Flat tax, cioè di un’unica aliquota per tutti i redditi, ma di un primo passo verso la riforma fiscale.

Questa soluzione consentirebbe di inserire il capitolo nel Piano nazionale delle riforme, che accompagna il Documento di economia e finanza, permettendo sia al ministro Tria, sia al vicepremier Matteo Salvini (la Flat tax è il cavallo di battaglia fiscale della Lega) di portare a casa il risultato. Il leader del Carroccio, infatti, non perde occasione per assicurare che la riduzione dell’Irpef sarà nel Def. Dal titolare del Mef è arrivata una risposta tecnica, che fissa la giusta collocazione dell’intervento all’interno della manovra 2020. Anche l’altro vicepremier, Luigi Di Maio, vuole mettere la propria firma sulla riduzione delle tasse, e lo fa assicurando che sarà ”il garante della Flat tax” e farà in modo che aiuti il ceto medio, non i ricchi.

Le coperture economiche

Restano (si fa per dire) soltanto da trovare le coperture economiche. Almeno una parte dei soldi potrebbe arrivare da un “cambio di destinazione d’uso”: detrazioni e deduzioni potrebbero essere convertite in taglio dell’Irpef. Mentre un’altra quota potrebbe arrivare dal bonus Renzi, gli 80 euro che spettano ai redditi fino a 26 mila euro. Cancellando lo sconto introdotto nel 2014, ad esempio, si avrebbero 10 miliardi di euro a disposizione. La sterilizzazione dell’Iva è forse lo scoglio più grande da affrontare, visto che da solo costa ben 23 miliardi nel 2020. La clausola di salvaguardia pattuita con la Ue per far approvare la legge di Bilancio prevede che, dal primo gennaio del prossimo anno, l’aliquota ordinaria dell’imposta sul valore aggiunto passi dal 22% al 25,2%, mentre quella ridotta dal 10% salirà al 13%.
Insomma, anche sulla Flat tax la maggioranza – grazie al passo avanti verso Salvini compiuto da Di Maio – pare reggere. Certo, almeno fino alle Europee. Poi tutto potrebbe cambiare.

Adolfo Spezzaferro

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1 commento

  1. Basterebbe che l’Italia tornasse a creare la propria moneta, oggi prodotta a costo zero ed esentasse dalla BCE privata e dalle banche private, e non ci sarebbero problemi di risorse per il paese e per il bene dei cittadini.Ma le forze al governo non hanno nemmeno il coraggio di fare i 50 miliardi di minibot come proposto da Savona.
    Per quanto concerne i risparmiatori truffati, come al solito i soldi sono andati alla finanza privata e noi italiani dobbiamo ripagare.Insomma profitti sempre privati e costi sempre a carico della comunità;è un ottima maniera per depredare e schiavizzare i popoli.

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