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Roma, 5 ago – I senatori in confronto ai deputati sono degli stacanovisti. Perché mentre gli inquilini di Montecitorio si stanno umilmente già godendo i “meritati” 38 giorni di vacanza – l’ultima seduta il 2 agosto e lavori che riprenderanno il 9 settembre – a palazzo Madama si fanno gli straordinari, con il rush finale di questi tre giorni (5-6-7 agosto) in cui bisogna chiudere il decreto Sicurezza bis, le mozioni sulla Tav e iniziare a ragionare sulla manovra. E poi tutti al mare. O tutti a casa. Sì perché la tenuta del governo non è assicurata, soprattutto sul dl voluto fortemente da Matteo Salvini. Va obbligatoriamente convertito in legge prima della pausa estiva, altrimenti decadrebbe. E così gli oltre 1200 emendamenti presentati dall’opposizione non saranno discussi, con l’esecutivo che porrà sicuramente il voto di fiducia.

La fronda M5S

L’appuntamento è per le 12 di oggi quando è previsto l’inizio della discussione in Senato. La maggioranza vuole chiudere per stasera ma è più probabile un rinvio a domani. Ma la questione politica è la consistenza della fronda M5S. Nel Movimento in molti non vedono di buon occhio il dl voluto dal ministro dell’Interno e i mal di pancia potrebbero aumentare. Sarebbero già 7-8 i senatori pentastellati che avrebbero fatto capire di essere pronti a non votare la fiducia. In questo caso il quorum sarebbe appeso a un filo: nel caso fossero tutti presenti (e contando i senatori a vita) è fissato a quota 161. La maggioranza può contare su 165 senatori, ma in questo caso i 7-8 della fronda sarebbero sufficienti per andare sotto.

Le truppe ausiliarie in soccorso al governo

In realtà le truppe ausiliarie all’esecutivo non mancano. In parecchi anche fuori dalla maggioranza di governo non vedrebbero di buon occhio le elezioni anticipate. Tra questi senza dubbio i senatori di Forza Italia vicini a Toti (e quindi anche a Salvini e al governo), che potrebbero abbandonare l’aula e abbassare così il quorum, ma anche altri senatori azzurri potrebbero fare la stessa scelta per allontanare l’ipotesi di elezioni anticipate, in un momento di grave crisi del partito di Berlusconi. Ci sono poi tre senatori della Sudtiroler Volkspartei e due del Maie (il movimento degli italiani all’estero) che potrebbero votare la fiducia. Senza contare gli espulsi dal M5S, Maurizio Buccarella e Carlo Martelli, ora al gruppo misto, che hanno sempre votato la fiducia al governo.

Alla fine verrà votata la fiducia

Insomma lo scenario più probabile sembra il voto favorevole alla fiducia, anche se le incognite non mancano. In questi giorni andranno poi affrontate le mozioni sulla Tav. Dopo il via libera da parte del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, tutti i partiti di opposizione sono pronti a respingere la mozione 5 Stelle che chiede lo stop all’opera. Ci saranno probabilmente istanze a favore della Tav che verranno presentate da Pd e Forza Italia, che la Lega di Salvini potrebbe decidere di votare creando ulteriori tensioni nella maggioranza.

C’è poi la questione legata alla manovra. Qui non sono previste votazioni, ma il premier Giuseppe Conte – dopo le fughe in avanti di Salvini che nelle scorse settimane aveva incontrato le parti sociali – realizzerà una serie di incontri serrati con sindacati e categorie in questi giorni. Se il governo dovesse superare la fiducia sul voto al dl Sicurezza bis al rientro dalle vacanze a settembre la questione della manovra sarà centrale per la tenuta dell’esecutivo.

Davide Di Stefano

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