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Bologna, 6 nov – Ghetto o integrazione? E’ polemica a Bologna per il progetto sperimentale avviato dalla scuola “Besta” (interna all’Istituto Comprensivo 10),  dedicato ad adolescenti arrivati in Italia attraverso i ricongiungimenti familiari e quindi con poca padronanza della lingua italiana e che ha scatenato un vero e proprio putiferio. Il progetto è nato a fine agosto quando le famiglie hanno chiesto l’iscrizione per i propri figli, alcuni impossibilitati a frequentare altre scuole per l’esaurimento dei posti disponibili. L’hanno chiamata “classe liquida”, è composta da 22 studenti, tutti di origine straniera, di età variabile tra i 10 e i 15 anni, giunti in Italia attraverso ricongiungimenti familiari.

L’idea non è piaciuta al deputato Sel Giovanni Paglia per il quale questa classe “per soli stranieri lede il carattere inclusivo e democratico della scuola pubblica”. Della stessa idea la democratica Sandra Zampa, vice presidente della Commissione Infanzia e Adolescenza, secondo cui “una classe di soli stranieri, una classe ponte, è un assurdo. I bambini vanno accolti a scuola, come ovunque, tenendo conto della sovranità del principio, sancito nella Convenzione di New York e ratificata dal nostro Paese, che ci impone sia garantito, sempre, il superiore interesse del minore”. Per il preside dell’istituto, Roberto Panzacchi, la classe “non è un ghetto ma è stata istituita per integrare”.

Saverio Andreani

 

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