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Città del Vaticano, 1 lug – Il Vaticano teme che in molti Paesi sacerdoti e vescovi siano obbligati dalla leggere a rompere il cosiddetto “segreto della confessione” in caso di abusi su minori, vista la tendenza di alcune gerarchie ad approfittarsi dei bambini sottoposti. E, quindi, decide di correrei ai ripari.

Mass media morbosi e “contro” il peccatore

In un documento, pubblicato dalla Penitenzierie, i mass media vengono individuati come i colpevoli di aver messo troppo in luce gli “aspetti morbosi” della vicenda della pedofilia e la Chiesa rovinando, a loro dire, la “reputazione” di molti clerici. “Ogni azione politica o iniziativa legislativa tesa a ‘forzare l’inviolabilità del sigillo sacramentale costituirebbe un’inaccettabile offesa verso la libertas Ecclesiae, che non riceve la propria legittimazione dai singoli Stati, ma da Dio; costituirebbe altresì una violazione della libertà religiosa, giuridicamente fondante ogni altra libertà, compresa la libertà di coscienza dei singoli cittadini, sia penitenti sia confessori. Violare il sigillo equivarrebbe a violare il povero che è nel peccatore”.

Solo a Natale il Papa “ringraziava” i giornalisti

Il testo è stato approvato da Papa Francesco il 21 giugno scorso, probabilmente mentre faceva un’altra “sparata” a favore dell’accoglienza dei nostri fratelli migranti: il documento, su cui è apposta anche la firma del cardinale Mauro Piacenza, nega insomma tutte le belle parole che ha avuto il Papa in un precedente discorso, in cui paragonò i giornalisti che avevano tolto il velo da anni e anni di abusi pedofili da parte dei preti sui bambini a Natan, profeta che svelò l’abuso sessuale da parte del re Davide chiamandolo a conversione. Er poco prima di Natale. “Alcuni all’interno della Chiesa” disse il Papa “si infervorano contro certi operatori della comunicazione, accusandoli di ignorare la stragrande maggioranza dei casi di abusi, che non sono commessi dai chierici della Chiesa – le statistiche parlano di più del 95% – e accusandoli di voler intenzionalmente dare una falsa immagine, come se questo male avesse colpito solo la Chiesa Cattolica. Invece io vorrei ringraziare vivamente quegli operatori dei media che sono stati onesti e oggettivi e che hanno cercato di smascherare questi lupi e di dare voce alle vittime. Anche se si trattasse di un solo caso di abuso – che rappresenta già di per sé una mostruosità – la Chiesa chiede di non tacere e di portarlo oggettivamente alla luce, perché lo scandalo più grande in questa materia è quello di coprire la verità”.

Ma ecco la smentita pratica

Parole immediatamente contraddette, nei fatti, dalla comunicazione che il Vaticano emette oggi: «Si è diffusa negli ultimi decenni una certa “bramosia” d’informazioni, quasi prescindendo dalla loro reale attendibilità e opportunità. Tutto ciò a grave detrimento dell’annuncio del Vangelo a ogni creatura e delle esigenze della missione. Bisogna umilmente riconoscere che talvolta nemmeno le fila del clero, fino alle più alte gerarchie, sono esenti da questa tendenza“. Invoca, dunque, una lettera di San Paolo ai Galati: “Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne […]. Ma se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri“. Come a dire, i panni sporchi si li lavano in casa (e Chiesa).

Ilaria Paoletti

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