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Roma, 28 mag – Le elezioni europee, almeno in Italia, hanno emesso un verdetto chiaro e innegabile: il trionfo della Lega di Matteo Salvini e la disfatta della sinistra fucsia. La polarizzazione degli schieramenti sovranismo/globalismo, che negli ultimi mesi si è progressivamente acuita, è giunta infatti allo scontro e ha avuto un esito inequivocabile: gli italiani hanno premiato le forze sovraniste e bocciato pesantemente tutto quel mondo della politica e, soprattutto, dell’informazione, che per mesi ha dato loro degli «analfabeti funzionali». Il fatto è che, al termine di un iniziale silenzio (giusto il tempo di metabolizzare la batosta), si sono manifestati i primi rigurgiti di odio e di rancore: ad esempio, Gad Lerner ha tuonato contro le «classi subalterne» (cioè i tanto disprezzati povery), mentre Gianni Cuperlo (Pd) ha addirittura affermato che gli elettori leghisti sarebbero poco scolarizzati e, pertanto, incapaci di esprimere un voto ponderato. Eppure, accanto a quest’arroganza dello snob che perde e «rosica», c’è anche chi a sinistra sta tentando di fare qualche analisi che abbia un minimo di aderenza alla realtà.



La sinistra degenerata

Un primo sussulto di autocritica ci arriva da Paolo Flores D’Arcais, direttore di MicroMega, la rivista patinata della sinistra intellettuale. Nel suo blog sull’Huffington Post, Flores D’Arcais, al netto della solita narrativa sulla natura «prefascista» dei partiti sovranisti, scaglia il suo j’accuse contro la metamorfosi liberista, oligarchica e autoreferenziale della sinistra: «Ci si è resi ciechi di fronte al fatto che decenni di spaventosa crescita delle diseguaglianze, di sfrenato liberismo, dove “arricchitevi!” e “guai ai vinti!” sono due facce della stessa politica, avrebbe potuto avere due soli sbocchi: una politica di radicale redistribuzione in direzione egualitaria, attraverso tassazione superprogressiva e politiche di welfare spinto, oppure una politica dei capri espiatori. […] Le sinistre hanno smesso di essere i partiti dell’eguaglianza, fino a dimenticare la parola stessa e trovarla fastidiosa e financo sudicia. Del resto erano ormai ceto politico, “Casta” o “minicaste” autoreferenziali, strutturalmente parte del privilegio».

Il direttore di MicroMega, del resto, pare avere le idee ben chiare su questa deriva della sinistra e sulle vacue ricette da apericena che sono state proposte per invertire la rotta: «Immaginare che un argine (parlare di alternativa è oltre il ridicolo) all’attuale dominio pre-fascista possa venire dal Pd di Zingaretti – scrive ancora Flores D’Arcais – è l’ultima, e forse più pericolosa, illusione», poiché «il Pd è alla radice dei problemi che hanno portato all’attuale catastrofe: il Pci aveva gravissimi difetti e tare, da Togliatti a Berlinguer, ma la metamorfosi Pci>Pds>Ds>Pd, per cui una forza di sinistra è diventata una forza della destra perbenista e benpensante (chiamiamoli col loro nome, basta parlare per il Pd di sinistra) è la causa prima e cruciale di quanto avvenuto negli ultimi trent’anni».

Capire la Lega di Salvini

Sempre sulle colonne dell’Huffington, Lucia Annunziata ha cercato di andare oltre e di analizzare con maggiore lucidità i motivi che hanno portato al trionfo di Salvini: «Questo mondo della destra europea – scrive la Annunziata nel suo editorialevince perché intercetta la nuova rottura fra classi, la fine del contratto sociale di mutua collaborazione insito nel welfare del dopoguerra, il distacco della connessione fra i dimenticati e gli attivi del nostro mondo. È un successo che non si spiega solo con il richiamo al fascismo, o con la coltivazione delle paure, del razzismo. L’uno, il fascismo, e gli altri, la paura, il razzismo, sono la forma che questo risentimento sociale prende. Non ne sono l’origine». Che la reazione delle masse popolari assuma le forme del razzismo e del fascismo è ovviamente discutibile, ma apprezziamo comunque il tentativo. Ad ogni modo, la Annunziata prosegue: «Cedere alla tentazione di non riconoscere queste radici del successo, sminuirne la portata (come un po’ già si sta facendo in queste ore) rifugiandosi nelle fatwe ideologiche, è una sicura strada per aumentarne il tasso di efficacia».

E poi, analizzando i casi sorprendenti di Riace e Lampedusa, Torre Maura e Capalbio, che hanno visto un’affermazione della Lega nei luoghi-simbolo della sinistra, la Annunziata chiosa: «Sono risultati che non solo mettono in discussione le opinioni politiche della sinistra, dei 5 Stelle, ma l’intera narrativa con cui ci si è opposti a Salvini: la forza degli eroi civili, e la forza delle esperienze umanitarie. Un repertorio evidentemente proiezione più di desideri che di realtà». E conclude: «In sintesi, per quel che riguarda Salvini dobbiamo accettare di dirci che non ha vinto per questo o quello ma perché nel suo insieme la sua proposta politica ha parlato a vari segmenti della società che gli altri partiti, a cominciare dai 5 Stelle, hanno perso. Il suo voto costituisce una vera base nel paese, non è un potere transitorio». Dalla campana di vetro al mondo reale, dalla comfort zone all’agone politico. Per la sinistra, è un progresso di non poco conto.

Valerio Benedetti



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