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Roma, 1 ago – Per un quarto di secolo, seppur a cavallo tra l’ultimo decennio del ‘900 e i primi due del nuovo millennio, Forza Italia è stato il primo partito del centrodestra. Certo, stiamo considerando nel rapido calcolo anche la parentesi del Pdl, ma di fatto per 25 anni Silvio Berlusconi ha guidato un partito e una coalizione che hanno segnato la storia politica italiana. A prescindere dai giudizi sul passato operato, soprattutto quando Fi è stata forza di maggioranza, il tracollo definitivo è arrivato con l’estromissione del cavaliere di Arcore dai giochi elettorali.



Il colpo di grazia però, quello che ha palesato a tutti (o quasi) la fine inevitabile di un lungo ciclo, si è verificato con l’avvento a destra di un nuovo leader, condito dalle ambiguità successive di un partito che non nessuno ben capiva da che parte aveva deciso di stare. Le elezioni politiche a marzo 2018 hanno ribaltato tutto nel centrodestra e in cima alla piramide è giunto Matteo Salvini. Da quel momento un’iniziale lenta agonia si è tramutata in una repentina caduta verso il baratro di voti. Flop totale alle europee di maggio e recente sorpasso nei sondaggi, per quanto di misura, anche da parte di Fratelli d’Italia. Berlusconi però sembra non volersi rassegnare, non è da lui gettare la spugna facilmente, all’evidenza: Forza Italia è morta e non sembra proprio avere le prerogative di una Fenice.

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Così, ieri, dopo aver lanciato un appello a una presunta “altra Italia”, chiamando “a raccolta tutti i soggetti e i cittadini che ne fanno parte”, il cavaliere ha lasciato intendere che avrebbe destrutturato e rifondato il partito. “Non si tratta di fondare un nuovo partito, ma di creare una federazione fra i soggetti che pensano a un nuovo centro moderato ma innovativo, alternativo alla sinistra, in prospettiva alleato ma non subordinato alle altre forze del centro-destra”. Poche idee ma confuse e piuttosto tristi se consideriamo che secondo Berlusconi di questa ipotetica “area politica Fi è parte costituente essenziale, ma non intende assumere alcun ruolo egemonico: al contrario, si mette al servizio di un progetto più ampio”. Non suona tanto come un ridimensionamento degli obiettivi, quello va da sé visti i risultati elettorali, evoca piuttosto un malinconico requiem.

Fuggi fuggi da un partito morto?

Oggi poi Berlusconi ha annunciato la nomina di un Coordinamento di presidenza per il partito, di cui faranno la senatrice Annamaria Bernini, Mariastella Gelmini, Sestino Giacomoni e il vicepresidente del partito, Antonio Tajani. Anche in questo caso sembra di assistere a un de profundis fuori tempo partorito da un disco ormai rotto. Prova ne è che il governatore della Liguria, Giovanni Toti, escluso ha lasciato il partito con una dichiarazione secca: “Mi pare che ci siano le condizioni per cui ognuno vada per conto suo, è Forza Italia che esce da se stessa. Buona fortuna a tutti”. Poi su Twitter, Toti ha rincarato la dose: “La tragedia di un partito è finita in farsa. Peccato! Accettando l’incarico da coordinatore il 19 giugno avevo creduto che davvero fosse possibile cambiare, che davvero #ForzaItalia potesse rinascere da se stessa.
Mi sbagliavo… “

Non lascia il partito ma prende le distanze dal “cambiamento” anche Mara Carfagna, che sempre su Twitter tuona: “Apprendo dalla stampa di un superamento delle decisioni assunte dal presidente Silvio Berlusconi il 19/06 innanzi ai gruppi parlamentari di Forza Italia e dell’insediamento di un coordinamento di presidenza, del quale nessuno mi ha chiesto di far parte e di cui non intendo far parte”, scrive. “È una scelta in direzione esattamente contraria alle intenzioni che mi ha manifestato Berlusconi. Credo che questo sia il modo migliore per uccidere Forza Italia e io non farò parte del comitato di liquidazione”. Nelle prossime ore, a questo punto, non è affatto peregrino immaginarsi un ulteriore fuggi fuggi da quella che ormai era una forza politica.

Eugenio Palazzini

 

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1 commento

  1. Chi la rimpiange Forza Italia??
    Quella destrina liberale che se ne è letteralmente FOTTUTA dei giovani e poi di autonomi e piccoli imprenditori.
    Quella che ha regolarizzato oltre 700mila allogeni su territorio italiano.
    Per me destrina liberale e sinistrume progressista fanno a gara a chi è più ribrezzevole.

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