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Roma, 18 set – All’indomani della scissione dal Pd di Matteo Renzi, il segretario dem Nicola Zingaretti ammette che un po’ se l’aspettava, “per l’atteggiamento di vicinanza ma non partecipazione alla vita del partito che non ho mai compreso fino in fondo”. E ribadisce che quello dell’ex premier è stato un errore. In un’intervista al Corriere della Sera, il governatore del Lazio si augura che la nascita dei nuovi gruppi parlamentari renziani non destabilizzi il governo, per quanto il rischio c’è. Poi Zingaretti annuncia che vuole riformare il partito (anche in risposta alle critiche mosse dall’ex segretario). Adesso – è convinto – la priorità è garantire stabilità al governo e portare avanti “una riforma radicale” per “portare nel futuro il Pd”. E sempre a proposito dell’addio di Renzi avverte: “Credo che ora bisogna riconoscere una semplice ed elementare verità: se si vuole fermare Salvini e la forza del suo movimento politico, c’è bisogno di un grande Pd“, che ”sia il pilastro e il baricentro anche di un’alleanza più larga”. Così stamattina, intervenendo a Centocittà su Radio Rai 1, lancia un chiaro messaggio all’ex compagno di partito.



“Con il governo bisogna intercettare il grande consenso delle destre”

Con il governo, spiega il segretario dem, bisogna attuare misure come “riaccendere l’economia italiana, promuovere davvero la rivoluzione verde nel Paese, tornare a creare lavoro, lottare contro le diseguaglianze” per “intercettare davvero il grande consenso delle destre”. Zingaretti poi assicura che la scissione di Renzi non destabilizzerà il governo giallofucsia: “Faremo di tutto perché non sia così”. Ma, ammette, “certo, è un rischio, perché con una nuova sigla politica cambia il quadro di governo e io mi appello al senso di responsabilità di tutti“.

La riforma del partito (dopo le critiche di Renzi)

Il partito, però, deve aprirsi “alle energie e alle idee nuove della società italiana”, perché “una eccessiva cristallizzazione, una degenerazione correntizia contro la quale combatto da sempre, rischiano di isolarci dal Paese“. Zingaretti intende imprimere una svolta al Pd, ora che diciamo ne è segretario con maggiore titolo, moltiplicando e differenziando “i luoghi di aggregazione del partito”. Annuncia anche un grande appuntamento nazionale a novembre, mentre dal 3 al 6 ottobre “saremo nelle piazze e nelle strade” per incontrare le persone e presentargli “le nostre proposte”.

Il rapporto con il M5S

Rispetto invece a una possibile alleanza con il M5S alle Regionali, va maturato “un processo politico di confronto, di dialogo e di avvicinamento“, spiega Zingaretti. Un dialogo concreto che nel governo – se la maggioranza 5 Stelle-Pd-LeU-Italia Viva (la “cosa” renziana) dovesse funzionare – può essere la basa per lavorare “per alzare gli stipendi degli italiani attraverso il taglio delle tasse, per varare un importante piano casa per le fasce sociali più deboli e aprire una nuova stagione di investimenti per le imprese”.

Adolfo Spezzaferro



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2 Commenti

  1. La sinistra ha sempre il nemico da abbattere, prima identificato in Berlusconi, ora in Salvini, e per questo stipula alleanze elettorali con chiunque, che spesso si rivelano infruttuose.

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