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Cinesi-primarieMilano, 8 feb – Le primarie assomigliano sempre di più ad una grande farsa. A renderla tale nel corso del tempo sono stati proprio coloro che più di tutti hanno sostenuto questa grande prova di democrazia: i signori del Partito Democratico. E così dopo le file interminabili di rom che a Roma nel 2013 condussero alla vittoria nelle primarie del centrosinistra il futuro sindaco Marino (che culo, verrebbe da dire), ora a Milano la comunità cinese è corsa in massa ai seggi per votare Giusepe Sala. L’accordo tra l’ex commissario di Expo e la comunità cinese era già stato preannunciato nei giorni scorsi, ma la vista dei cinesi in fila ai seggi ha avuto senza dubbio un altro impatto, come racconta un presidente di seggio della zona 2 di Milano: “Non capiscono e non sanno leggere l’italiano e aprono la scheda per sapere dov’è il nome. Il sospetto che non ci fosse questa consapevolezza di cittadini che sanno cosa stanno facendo io l’ho maturato”.

Questi del centrosinistra devono essere davvero degli inguaribili democratici, se si limitano al “sospetto”. In questo video del Fatto Quotidiano si vede chiaramente come la maggior parte dei cinesi in fila ai seggi non sapessero nulla rispetto alle votazione nel migliore dei casi, mentre nel peggiore non conoscevano nemmeno l’italiano. Due consiglieri del Pd si sono inoltre piazzati in un baretto vicino al seggio per “accogliere” i cinesi prima del voto e dargli indicazioni, con un atteggiamento losco manco stessero trattando con dei trafficanti di organi.

La verità emerge chiaramente quando un cinese, che all’inizio sembra più preprato degli altri, rivendica l’incontro con Sala avuto dall’associazione di cui fa parte qualche giorno prima. Solo che alla domanda della giornalista “quali tematiche vi hanno convinto di più, perché avete scelto questo candidato” si è trovato in imbarazzo e ha detto “può spegnere la telecamera?”. Seguono i traduttori nei pressi dei seggi per capire come votare, gli appelli a votare scritti in mandarino, i gazebo informativi in via Paolo Sarpi, la chinatown milanese, con tanto di servizio taxi che portava la gente ai seggi. Roba che nemmeno il Pci vecchio stampo.

Al di là delle dichiarazioni di facciata è evidente che tra il candidato sindaco Sala e la disciplinatissima comunità cinese ci saranno stati degli accordi molto pragmatici, se non direttamente economici, e che a convincerli non saranno certo stati i programmi elettorali. Del resto agire come una lobby, come fanno i cinesi, è senza dubbio il modo migliore per avere un peso nell’amministrazione per una comunità di stranieri, visto che finora i tentativi di inclusione democratica degli immigrati operata da Pd e soci, si era limitata all’introduzione di qualche consigliere aggiunto che non aveva di fatto nessun potere. Quello che sconvolge è la capacità di negare l’evidenza (ma alla fine neanche cos’ tanto) da parte di gente come il deputato del Pd Emanuele Fiano, che trova inaccettabile che “chi manifesta contro il razzismo si scagli oggi contro nostri concittadini e connazionali di origine straniera che hanno deciso di partecipare direttamente e coscientemente alla scelta di chi sarà il candidato sindaco”.

Anche i Rom al voto per le primarie del PD in un gazebo zona via delle Vigne - fotografo: benvegnù - Guaitoli

Per accusare di razzismo chi denuncia un evidente irregolarità nel “processo democratico” bisogna essere o dei deficienti obnubilati dal pensiero unico o dei disonesti palesi (e forse Fiano riesce nell’impresa dei appartenere ad entrambe le categorie). Le critiche sono piovute ovviamente da altri campioni della democrazia come i Cinque Stelle, con Beppe Grillo che ha parlato di elezioni “taroccate”. Stavolta a rimetterlo a posto ci ha pensato Renzi, a cui si possono imputare tante cose ma non che gli manchi la battuta pronta “ci attacca chi le primarie le fa con 50 clic”. Come dargli torto. A strepitare contro le “primarie per il sindaco di Pechino” anche Matteo Salvini: “Che pena, povera Milano e povera sinistra”. Potremmo anche condividere l’ira del segretario leghista, ma se a Milano accetterà di appoggiare Parisi in alleanza con Passera e a Roma si piegherà al diktat berlusconiano per il “palazzinaro comunista” Marchini, farebbe molto meglio a rimanere in silenzio. In ogni caso queste primarie dimostrano una cosa: in un sistema totalmente corrotto dire “più democrazia” non sempre è un bene. Il clientelismo, il voto di scambio, la corruzione, si annidano ovunque. Soprattutto nel voto di preferenza e in una deriva lobbistica e al tempo stesso individualista della politica.

Davide Di Stefano

2 Commenti

  1. i video che si vedono sono veramente imbarazzanti. senza dimenticare tutto il resto degli interessi che si muoveranno intorno a queste elezioni.

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