Roma, 30 apr – Mentre il ministro Roberto Speranza sta ancora sottoponendo al vaglio le regole più allucinanti per dare un senso alla sua presenza (e a quella di Ricciardi & co.) al dicastero della Salute, il 26 aprile è stato pubblicato sulla rivista scientifica American Journal of Biomedical Science and Research, lo studio effettuato dai medici del Comitato Cura Domiciliare Covid-19 nell’uso tempestivo degli antinfiammatori non steroidei per curare l’infezione da coronavirus.

Covid, antinfiammatori: cosa dice il nuovo studio italiano

Lo studio del team italiano guidato da Serafino Fazio, Sergio Grimaldi, Mariagrazia D’Emilio, Andrea Mangiagalli e Flora Affuso ha mostrato – attraverso un’analisi retrospettivo osservazionale che va da febbraio a dicembre 2021 – che il trattamento con trattati con farmaci quali ibuprofene, aspirina, nimesulide, indometacina, ketoprofene entro le 72 ore determina una significativa riduzione del numero di ospedalizzazioni e della durata dei sintomi rispetto a un trattamento tardivo.

Fino a qui nulla di straordinario, verrebbe da dire, se non che i pazienti (996) erano tutti non vaccinati (selezionati appositamente per valutare l’impatto della cura in assenza di supporto vaccinale) e di questi 339 di età superiore ai 50 anni. I dati dimostrano che il trattamento precoce con indometacina e nimesulide ha prodotto zero ricoveri, mentre la somministrazione degli altri FANS sopra citati permetteva una riduzione di ricoveri ospedalieri rispettivamente del 68 e del 63%, oltre alla riduzione della durata dei sintomi della malattia rispettivamente da 15 a 11 giorni.

Altro che “tachipirina e vigile attesa”

Alla luce di questi dati è intervenuto all’Ansa l’avvocato Erich Grimaldi, promotore del Comitato per le Cure Domiciliari Precoci Covid-19: “Il Comitato Cura Domiciliare attende da due anni uno studio randomizzato sui FANS, già approvato da Aifa, con però il paracetamolo consigliato nelle linee guida ministeriali quale farmaco per il gruppo di controllo per dimostrarne la definitiva inefficacia, se non forse pericolosità”. Alla fine la verità verrà a galla e la scienza, quella vera, tornerà ad essere imparziale e oggettiva. Sì perché se gli “esperti” di governo professavano tachipirina e vigile attesa, non si capisce come mai il professor Pregliasco abbia consigliato al premier Draghi l’utilizzo degli anti-infiammatori per meglio curare il Covid (nonostante la vaccinazione). Oppure il professor Galli si sia curato con gli anticorpi monoclonali.

Niccolò Pastino

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