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lotta al cancro Forlì, 2 mar – All’Istituto Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori (Irst) è arrivata una nuova macchina per la risonanza magnetica in grado di “bruciare” letteralmente le cellule tumorali grazie all’aumentata potenza di campo ed a una migliore risoluzione.

Lo strumento, prodotto finale di una ricerca che vede l’Italia in primo piano, si chiama Rm 3 Tesla ed è dotato di sistema Hifu (High-Intensity Focused Ultrasound) che consentirà di eliminare il tumore e di monitorare in tempo reale l’andamento del trattamento.
Il meccanismo di questa “super” risonanza consentirà – sottolinea Dino Amadori, direttore scientifico dell’Irst – di “dare al via ad una piano di ricerca per la diagnosi e cura dei tumori unico nel panorama internazionale”.

La tecnologia Hifu non è nuova ed è frutto diretto della tecnologia spaziale europea che già nel 2004 mise a punto l’utilizzo di ultrasuoni per finalità anticancro. La particolarità di questo strumento è di avere una potenza di campo doppia rispetto a quelli del passato, che si fermavano a 1,5 Tesla (il Tesla è l’unità di misura del campo EM) consentendogli, oltre ad una maggiore risoluzione e quindi accorciamento della tempistica dell’esame, di eliminare il tumore agendo su di un’area limitata, ed è questa la vera novità.

Questa tecnica innovativa sarà “meno invasiva e più tollerabile, senza gli effetti collaterali negativi della chemio e della radioterapia“, prosegue il dott. Amadori, inoltre il macchinario permette di registrare gli aspetti di funzionamento degli organi: “Per esempio studiando il cervello si possono vedere le reazioni delle diverse aree al dolore e se ne può monitorare l’intensità. Ciò ci consentirà di curarlo meglio“.
I medici potranno anche studiare le alterazioni che fegato e cuore subiscono per via della tossicità dei trattamenti chemioterapici, correggendo in tal modo i dosaggi prima che si manifestino danni permanenti. Infine, si potrà osservare il flusso sanguigno e la maniera in cui i farmaci si diffondono nell’organismo.

Questa super risonanza verrà sperimentata nei prossimi 3 anni a partire dal prossimo aprile per verificarne la sicurezza e l’efficacia diagnostica e curativa; potrà accedervi qualsiasi paziente in possesso dei requisiti idonei alla sperimentazione.

Paolo Mauri

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