Roma, 6 dic – Che i clandestini portino malattie è stato più volte detto. Pochi giorni fa avevamo riportato la notizia che nel 2017 ben 14 mila immigrati sbarcati sulle coste italiane aveva la scabbia. Ora i dati ufficiali della Simit, la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, parlano ancora più chiaramente: un immigrato su mille ha la tubercolosi.

Già di per sé questo sarebbe un fatto grave. Ma c’è di più. Perché quanti sono affetti da Tbc non portano a termine il trattamento farmacologico, e interrompono le cure arbitrariamente dopo le dimissioni dall’ospedale. Il che significa contagio assicurato.

In questi giorni a Torino è in corso il XVII congresso nazionale della Simit e gli infettivologi a convegno hanno parlato diffusamente di immigrazione e malattie infettive. “Da novembre 2013 ad oggi oltre 450mila migranti provenienti prevalentemente dal continente africano sono sbarcati in Sicilia. Nella provincia di Catania, in dettaglio, ne sono giunti 15.200 nel 2016, 16 mila nel 2017, oltre 4 mila nel 2018, con il drastico calo degli sbarchi in seguito alla politica portata avanti dal ministero degli Interni – ricorda la Simit – Gli sbarchi sulle coste siciliane si sono progressivamente modificati per il loro carattere: ora sono in prevalenza sbarchi di piccole imbarcazioni con, a bordo, piccole, ma ripetute, quote di migranti. Ciò ha reso più complessa l’identificazione del numero degli sbarcati. Circa 40mila migranti sono rimasti in Sicilia, variamente distribuiti nei centri di accoglienza. La provenienza è per il 25% dall’Eritrea, per il 21% dalla Somalia, per il 12% dal Mali, per l’8% dall’Etiopia, 5% dalla Sierra Leone”.

Di qui una fotografia di come la tubercolosi è tornata a infettare l’Italia, anche se al momento l’incidenza è ancora bassa. “Nel 2016 – sottolinea la Simit – sono stati notificati 4032 casi di tubercolosi che corrisponde a un’incidenza nella popolazione di 6,6 su 100 mila abitanti, in leggero calo rispetto agli ultimi 10 anni. Dal 2012 al 2016 in Italia il tasso di notifica della patologia è diminuito in media del 1,8% per anno. Dei casi totali notificati nel 2016, 3778 sono stati classificati come casi nuovi (non precedentemente trattati) e 300 si sono verificati in età pediatrica. Il 70% dei casi totali ha presentato una tubercolosi polmonare; il 62% dei casi totali notificati si è verificato in persone di origine straniera. Il numero stimato di decessi è stato pari a 330 (esclusi i casi di coinfezione Tbc-Hiv)”.

Il 62% dei casi di Tbc, quindi, si è verificato tra gli immigrati, che parallelamente interrompono le cure in modo arbitrario. E a rischio sono anche quegli immigrati che non provengono da aree endemiche, che rischiano il contagio in seguito all’esposizione durante lunghi periodi di detenzione o di vita in coabitazione con quanti invece provengono dalle aree endemiche.

Ma c’è di più. Perché non è solo la tubercolosi a essere collegata all’aumento dell’immgrazione. “Tra le altre condizioni infettivologiche connesse ai flussi migratori – afferma Mauro Sapienza, responsabile Medicina della migrazione all’ospedale Umberto I di Enna – rammentiamo il rischio di acquisizione di malaria, spesso legata a viaggi del migrante nel proprio paese di origine senza ricorrere ad adeguate misure di prevenzione”. E poi ci sono le malattie sessualmente trasmissibili, e quelle infettive genito-urinarie, che costituiscono uno dei più frequenti gruppi di patologie tra gli immigrati.

Anna Pedri

 

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  1. Finalmente qualche medico e biologo che con dieci anni di ritardo tenta di mettere un tappo quando la falla è oramai insanabile………almeno , ora , qualcuno che dica la verità dopo anni di ignobili falsità sinistroidi……….luridi servi della prosopopea piddina ed inverecondi azzeccagarbugli che per uno stipendio dorato ci hanno fatto invadere da negroidi e altri indegni immondi portatori di microbi oramai debellati……..da tutto il mondo ogni malattia dimenticata è ripiombata nel nostro amato paese,con complici e mandanti ben noti da sorosiani a ong ,da radicali comunistpidi ad assassini globalisti…….possano crepare.

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