Roma, 16 nov — Sul fatto che non sia esattamente l’emblema della femminilità, non ci piove, ma la Federcalcio giordana estremizza decisamente: Zohreh Koudaei, il portiere della nazionale di calcio femminile iraniana, non è una dolce donzella, ma un uomo. E in merito alla questione vuole andare fino in fondo.

“Il vostro portiere è un uomo”

Stando a quanto riporta La Gazzetta, la federazione calcistica di Amman ha infatti presentato una petizione formale in cui si richiede la verifica del genere del portiere iraniano. Ai giordani, in sunto non è andato giù che la nazionale abbia perso contro le rivali di Teheran. L’ex vicepresidente della Fifa, il principe Ali Bin Al Hussein di Giordania, ha reso pubblica la lettera di reclamo formale presentata in data 5 novembre dalla Jfa. Nella missiva si chiede alla Confederazione calcistica asiatica (Afc) di indagare sulla giocatrice in questione. «Considerando le prove presentate dalla Jfa e data l’importanza di questa competizione, chiediamo all’Afc di avviare un’indagine trasparente e chiara da parte di un gruppo di esperti medici indipendenti per indagare sull’idoneità del giocatore in questione», si legge nella lettera.

Chi è a calciatrice “indagata”

Il portiere il cui sesso biologico rimane motivo di controversia è Zohreh Koudaei, che ha difeso la porta dell’Iran nella partita in cui la Giordania ha perso ai rigori, assicurando alla propria squadra la qualificazione alla Coppa d’Asia femminile 2022. Per il suo aspetto poco femminile Koudaei è stata più volte interrogata e si è vista costretta a difendersi sui giornali e nelle televisioni iraniane in passato. «Il discorso sul genere del portiere è solo una scusa per non accettare la sconfitta patita contro donne iraniane». Così Maryam Irandoost, allenatrice della rappresentativa della Repubblica islamica, ha risposto alle pressanti richieste della Federcalcio giordana.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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