Roma, 20 ott — Il gruppo ultrà del Beitar Gerusalemme ancora nella bufera. I tifosi della squadra israeliana non sono certo famosi per l’atteggiamento sobrio, tollerante e contenuto, tanto per usare un eufemismo. Nel corso degli anni i ragazzi de La Familia — questo il nome del gruppo, chiaramente di ispirazione latino americana con richiami alle gang — sono balzati agli onori della cronaca con accuse di razzismo e pestaggi vari. 



Ultras del Beitar pestano invalida

Fino allo scorso fine settimana, quando gli ultrà del Beitar, nel corso della partita contro l’Hapoel Tel Aviv, hanno scatenato una rissa con altri sostenitori del loro stesso club. I due schieramenti erano formati rispettivamente da semplici tifosi, e da un centinaio di membri de La Familia, in protesta per l’inclusione nella formazione del giocatore Youssouf Kamso Mara, originario della Guinea e musulmano. Un affronto intollerabile per gli ultrà del Beitar, il cui simbolo è una menorah.

I semplici tifosi, sostenitori di Kamso Mara, hanno denunciato di essere stati presi a pugni e calci dagli scalmanati de La Familia. A fare scalpore il fatto che tra gli aggrediti vi fosse una donna disabile, finita all’ospedale. Secondo quanto la vittima avrebbe riferito ai media, durante l’aggressione l’avrebbero così apostrofata: «Nei nostri spalti non c’è posto per donne ed invalidi». Il proprietario del Beitar Gerusalemme Moshe Hogeg si è scusato pubblicamente su Facebook con le vittime del pestaggio. «La Familia ricorda una organizzazione terroristica», ha denunciato appellandosi alle autorità perché vengano presi provvedimenti. 

Molti precedenti

Nel 2019 gli ultrà avevano scatenato una bufera protestando contro l’ingaggio di Ali Mohammad, ghanese, acquistato per 2,25 milioni di euro. La Familia aveva problemi con il nome dello sportivo. «Il problema non e’ lui, ma il suo nome. Glielo faremo cambiare per impedire che il nome Mohammad sia pronunciato nello stadio Teddy», avevano dichiarato.

Nel documentario Netflix Forever Pure, il giornalista e tifoso della squadra, Erel Segal aveva dichiarato parlando del Beitar: «E’ una squadra che va oltre il semplice gioco del calcio. Per decenni infatti rappresentò gli ebrei mizrahì e la destra politica. Nel corso degli anni, divenne l’incarnazione politica dell’altra Israele. Era la squadra dei meno privilegiati. Poi, all’improvviso, il Beitar divenne un impero, la squadra del Paese, vincendo campionati e titoli uno dietro l’altro. Oggi, siamo diventati il Paese». Nel luglio 2016 le autorità israeliane avevano arrestato più di cinquanta persone collegate a La Familia, tra cui nove membri dell’esercito israeliano e alcuni minorenni.
Cristina Gauri

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