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Roma, 25 gen – L’Italia rischia seriamente di essere esclusa dalle prossime Olimpiadi di Tokyo. Mercoledì alle 17:30 è atteso il provvedimento ufficiale del Cio, che ha pronto il documento di sospensione del Coni. In pratica il Comitato Olimpico Internazionale, salvo clamorosi quanto auspicabili colpi di scena, dovrebbe confermare questa decisione.

Cosa rischia l’Italia

All’Italia verrebbe impedito di gareggiare con la propria bandiera, non verrebbe suonato l’Inno di Mameli in caso di vittoria di uno dei nostri atleti, le divise non avranno la scritta “Italia” e pure le medaglie finirebbero nello scatolone degli Independent Olympic Athetes. Ma non è tutto: a Tokyo rischierebbero l’esclusione anche dirigenti e giornalisti italiani, perché il Cio non rilascerebbe accrediti. E come se questo non bastasse verrebbero pure bloccati i finanziamenti del Cio. Trattati dunque come Russia e Bielorussia, punite però per gli scandali legati al doping. Nel nostro caso l’esclusione sarebbe decisamente più incredibile, perché connessa a una questione strettamente tecnico-legale.

I motivi dell’esclusione

In seguito alla riforma attuata dal primo governo Conte, il Coni ha perso la propria autonomia a causa dell’ingresso nell’organo governativo Sport e Salute. La successiva riforma, pensata ad hoc per cancellare la precedente dall’attuale ministro dello Sport Spadafora, non è bastata. Questo perché il Cio esige che a partecipare ai Giochi olimpici siano soltanto le nazioni che godono di autonomia sportiva. Più specificatamente incapperemmo nella violazione dell’articolo 27 della Carta Olimpica, in cui si legge: “I Comitati olimpici nazionali devono preservare la propria autonomia e resistere a pressioni di qualsiasi tipo, incluse quelle politiche, giuridiche, religiose o economiche”.

Non a caso lo scorso autunno pare che da Losanna siano state inviate due lettere al premier Giuseppe Conte, alle quali però il governo italiano non ha risposto. A questo punto serve un decreto legge per risolvere la questione dell’autonomia del Coni, scongiurando così l’esclusione dell’Italia dalle Olimpiadi in Giappone. Il decreto in realtà sarebbe pure pronto, ma non è ancora stato approvato. Di conseguenza rischiamo seriamente di essere puniti.

Un’onta imperdonabile

Sull’incresciosa vicenda è intervenuto duramente l’ex presidente del Coni Gianni Petrucci. “Siamo in pre crisi, non si sa cosa farà Conte, ma per fare un decreto legge non ci vuole nulla. O non c’è la volontà o non si è capita la gravità della situazione. Malagò è entrato a pieno diritto nel Cio, anche quando non sarà più presidente del Coni lui rimarrà nel Cio – ha dichiarato a Radio Anch’Io Sport su Radio 1 – Dimentichiamo la forza politica di Malagò nel Cio, quindi l’onta sarà ancora più grande per l’Italia”. Ecco, la parola giusta è onta. Più di smacco, beffa e figuraccia. Perché questa esclusione storica rappresenterebbe una macchia indelebile per il nostro sport e in generale per la nostra nazione.

Eugenio Palazzini

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