Roma, 29 giu — Il tre volte campione del mondo brasiliano di F1 Nelson Piquet finisce nel tritacarne antirazzista per un audio in cui apostrofa il pilota Lewis Hamilton come negrinho, «negr**to».

Piquet nel tritacarne per frasi su Hamilton

La registrazione, nella quale Piquet analizzava l’incidente dell’anno scorso al primo di giro del Gp d’Inghilterra fra Hamilton e Verstappen, risale al novembre scorso ma emerge solo ora, alla vigilia del Gp di Silverstone. «Il n… etto ha posizionato la macchina in modo che Verstappen non potesse sterzare», spiega Piquet, pilota famoso per non essere mai stato un fan del politicamente corretto. «Il n…tto l’ha fatto perché sapeva che quella curva non avrebbero potuto farla in due. È stato fortunato che solo l’altra macchina sia andata a sbattere, ha agito in modo sporco».

La condanna di Red Bull…

Apriti cielo! Le frasi del campione brasiliano hanno causato non pochi imbarazzi alla Red Bull. Innanzitutto perché la figlia Kelly è fidanzata con Verstappen, con il quale Piquet ha un rapporto suocero-genero. E poi perché Hamilton fa parte della schiera degli intoccabili alfieri dell’antirazzismo, i suoi discorsi piagnoni a ciclo continuo su Black lives matter sono ormai un disco rotto e Red Bull è sensibilissima sul tema del politicamente corretto. Solitamente pochi giorni fa aveva sospeso e poi licenziato il pilota di riserva Juri Vips per aver usato parole «problematiche» in un videogame online.

…e a ruota, di tutti gli altri 

«Parole razziste o discriminatorie sono inaccettabili e non devono trovare alcuna giustificazione», è la condanna della Formula 1. «Lewis è un incredibile ambasciatore del nostro sport e merita rispetto, i suoi sforzi costanti per aumentare la diversità e l’inclusione sociale sono una lezione per moltissimi, una lezione a cui la F1 crede molto». Allo scontato coro di condanne d’ordinanza si uniscono obbligatoriamente anche la Mercedes, la Ferrari e una schiera di piloti e case automobilistiche. Fino a quando non è arrivata la risposta hi Hamilton via Twitter: «È più di un problema di linguaggio. Queste mentalità arcaiche devono cambiare e non hanno posto nel nostro sport. Sono stato circondato da questi atteggiamenti e sono stato preso di mira per tutta la mia vita. C’è stato un sacco di tempo per imparare. È giunto il momento di agire». 

Cristina Gauri

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