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Roma, 20 apr –La Superlega non sta generando un terremoto soltanto nel mondo del calcio, è anche la politica a dividersi sulla competizione che a breve dovrebbe vedere la luce secondo le intenzioni dei club fondatori. La bufera difficilmente si placherà nei prossimi giorni ed è destinata a ridisegnare il panorama calcistico. Di Superlega e più in generale del futuro del gioco più bello del mondo abbiamo deciso allora di parlarne con Paolo Bargiggia, tra i più celebri giornalisti sportivi e uno dei massimi esperti italiani di calciomercato. Sul suo curatissimo blog, Bargiggia presenta spesso analisi acute e controcorrente, e anche su questa vicenda mostra di avere le idee chiare.

Inizialmente eri fortemente contrario alla Superlega. Sul tuo blog l’hai bollata come un “mostro” contro i principi del calcio. Hai però parzialmente rivisto questa posizione, come mai?

E’ chiaro che a pelle, quando è uscita la notizia, dal punto di vista etico e dei principi fondativi dello sport la Superlega rappresenta l’esaltazione più alta della finanza e soprattutto della finanza drogata. Questi 12 club hanno creato una competizione in tutta fretta perché già indebitati come dei pazzi e la pandemia ha mandato a scatafascio i loro conti. L’aspetto strettamente etico va però distinto da quello pratico. Real e Barcellona hanno un miliardo di debiti. Chelsea e Tottenham – per ragioni diverse – hanno 1 miliardo e 250 milioni di debiti. Delle tre italiane quella messa peggio è l’Inter con 600 e passa milioni di debiti, quella messa meglio è il Milan con circa 155 milioni di debiti.

Il calcio sono oramai decenni che viene amministrato con criteri da bancarotta, se i club fossero aziende qualunque sarebbero falliti e i vertici processati. Persistono sistemi di doping finanziario come le plusvalenze che moralmente vanno contro i principi e l’etica dello sport, esaltando la finanza più aggressiva. Ma farne una battaglia di posizione è demagogico e ipocrita. Tutti questi personaggi non addetti ai lavori che ora si indignano, ovvero i tifosi “vip” come Mentana, Salvatores e Michele Serra, dov’erano fino a ieri? Il calcio non è mai stato equo e democratico, ovunque ma soprattutto in Italia. Ad esempio sulla distribuzione dei diritti televisivi, dove le grandi hanno sempre o quasi fatto terra bruciata intorno. Da quanto tempo una “piccola” per meriti e virtù non vince un campionato? E’ dai tempi del Verona di Bagnoli negli anni Ottanta.

Fifa e Uefa si dicono pronte alla battaglia legale contro la Superlega. E adesso evocano un calcio solidale e un modello di ridistribuzione equa…

La Fifa e l’Uefa… si indignano due organismi non democratici. Tutto questo è la rappresentazione plastica di quanto sta accadendo nella società, dove imperversa il mondo della tecnocrazia, dominano i colossi del web che poi si ammantano di buonismo e ipocrisia. La Fifa fa campagne contro il razzismo, l’Uefa anche, però la Fifa viene da indagini sconcertanti. Tra le altre cose probabilmente ha venduto i mondiali al Qatar. L’Uefa ha preso per i fondelli club e tifosi con il fair play finanziario, poi è bastato che due colossi con dietro Stati sovrani come City e Psg veicolassero sotto forma di sponsorizzazione quei soldi e hanno potuto fare quello che volevano. Da che pulpito viene la predica?

Non facciamo i moralisti, suddividiamo semmai l’analisi: da una parte l’aspetto etico di chi ama i valori dello sport e dall’altra gli istituti privati come i club che possono legittimamente muoversi come vogliono. Non raccontino però come fatto da Florentino Perez che lo fanno per salvare il calcio, lo fanno per salvare i loro conti. E come d’altronde sempre successo anche stavolta non ci sarà una distribuzione equa e sostenibile degli utili a chi ne ha bisogno davvero. Non mi scandalizzo però, è la rappresentazione di un processo di globalizzazione e doping finanziario che in qualsiasi ramo della società ha messo il mondo in ginocchio creando una forbice pazzesca tra ricchi e poveri, spazzando via il benessere e creando nuovi poveri.

Riguardo la parte economica della Superlega, ieri è emerso che dietro c’è JP Morgan. Come peraltro ammesso anche dal portavoce della multinazionale americana. Si parla però anche di fondi sauditi, è così?

Non mi risultano fondi sauditi. Dovrebbe esserci invece un fondo spagnolo: K Capital. Oltre a Jp Morgan e a un altro fondo americano. Va detto comunque che tutto questo genererà un indebitamento ancora maggiore. Perché i club della Superlega incasseranno soldi e continueranno a sperperarli in commissioni ai procuratori e in contratti folli ai giocatori. Anzi, lo faranno sempre di più. Quindi si andrà verso un indebitamento pazzesco.

Alcuni ritengono che l’annuncio della Superlega in realtà sia un modo per fare pressioni su Uefa e Fifa da parte dei grandi club, ma che alla fine non si farà. Secondo te andrà in porto? E nel caso quando?

Della Superlega parlava già Berlusconi negli anni Ottanta, ma non se ne è fatto nulla. Ne parlò pure anni fa Calderon, l’ex presidente del Real Madrid. C’è stata però un’accelerata in questo anno di pandemia, con incontri tra Florentino Perez e Agnelli. Difficile fare previsioni, ma secondo me non torneranno indietro. L’Uefa difficilmente andrà ad allargare il portafoglio per dare più soldi a questi club. Non credo che ci sarà un punto di incontro, per quanto molto si giocherà a livello legale. Ma la domanda è: possono davvero Fifa e Uefa escludere Chelsea, Real e City dalle coppe europee? E anche sulla libera circolazione, avranno la forza di escludere i giocatori dalle competizioni nazionali e internazionali? Molto difficile. In ogni caso l’Uefa che parla di principi dello sport, eppure di continuo cambia il format della Champions – imbarcando più squadre possibili – per incassare più soldi. Non c’è più niente di etico nel calcio di oggi, la Superlega ne è solo l’esasperazione. Il calcio non è altro che lo specchio della società, come in tutti gli altri settori spinti da mondialismo e globalizzazione.

Può esserci a questo punto un’alternativa alla Superlega? E cosa ne sarà dei campionati nazionali?

Credo innanzitutto che da un punto di vista tecnico per le squadre italiane la Superlega può rivelarsi un grosso boomerang. Quando pensano di vincere? Magari mettono due pezze al bilancio, ma poi rischiano di generare una disaffezione nei tifosi che si trovano senza risultati. Anche per questo sarà importante vedere la reazione dei tifosi, che adesso si sentono traditi. Di fatto oramai da decenni sono stati messi ai margini, lontano dal gioco del calcio. Sarà importante quindi la loro reazione, per quanto non dovranno limitarsi alla sterile protesta. Vedremo se avranno la forza di boicottare davvero questo giocattolo oppure se si faranno assorbire – come spesso accaduto – dalle promesse e dalla macchina che quando parte poi non la fermi più.

Per le società – da quelle di Serie A a quelle di Lega Pro – potrebbe però rivelarsi un’opportunità. Adesso dovranno necessariamente, pena la loro scomparsa, provare a realizzare finalmente dei progetti sostenibili e virtuosi. Serve ora creare valore, non facendo i parassiti con i contributi federali. Serve far crescere i giocatori dai settori giovanili, cosa che è senz’altro più faticosa ma al contempo fruttuosa rispetto a farsi prestare calciatori. Già il presidente della Figc, Gabriele Gravina, aveva in mente un progetto del genere. E poi serve ridurre il numero delle squadre partecipanti alla Serie A. Devi fare un professionismo di merito, non come la Superlega. Questa può insomma essere anche un’occasione per ripartire con delle idee serie e lungimiranti.

Eugenio Palazzini

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2 Commenti

  1. Sono perfettamente d’accordo. Personalmente mi auguro si faccia, così se ne vanno definitivamente in malora coloro che hanno distrutto questo sport. E con la loro uscita potranno far tornare le competizioni nazionali a un livello più sano.
    Speriamo i tifosi li boicottino non comprando il loro schifoso prodotto.

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