Roma, 27 ago – La misteriosa civiltà minoica continua ad affascinare esperti ed appassionati. Un mito intramontabile che interroga l’uomo sulle sue origini fin dalla più antica Grecia. Tra mito e realtà, gli studi e le ricerche archeologiche nella leggendaria isola di Creta proseguono con nuove scoperte e ipotesi sulle tracce degli avi. Secondo una dichiarazione rilasciata dalla McMaster University, il professor Tristan Carter e i suoi colleghi hanno esaminato le lame di ossidiana dell’età del bronzo rinvenute a Malia, sull’isola di Creta. Il fine di questa ricerca è quello di indagare sull’idea che i micenei della Grecia continentale avessero invaso l’isola, attribuendo quindi a violente immigrazioni la fine della misteriosa civiltà.

Non catastrofi climatiche ma immigrazione violenta

Se ne discute ormai da oltre un secolo e, soprattutto negli ultimi anni, si fa sempre più strada la tesi che trova la causa che ha tormentato la civiltà minoica sino ad estinguerla, in una immigrazione violenta. Questo antichissimo popolo, famoso per la straordinaria bellezza architettonica delle sue opere, non morì dunque a causa dei tanto noti sconvolgimenti climatici. La sua fine non fu dettata nemmeno dell’eruzione vulcanica di Thera o da un tremendo terremoto. Secondo questa ennesima ricerca, la verità è che i minoici, che per secoli hanno esercitato la loro influenza su tutto il Mar Egeo, oltre a pagare le conseguenze delle calamità naturali appena elencate, hanno sperimentato la più pesante conseguenza dell’invasione di popoli ostili.

Una civiltà scomparsa a causa delle invasioni

Questa ipotesi di invasione è suggerita dai cambiamenti nella lingua minoica locale, nelle usanze funerarie, nell’abbigliamento e nelle abitudini della civiltà minoica. Ma ad interessare gli archeologi c’è anche e soprattutto la distruzione di templi e importanti siti, e l’apparizione delle tombe dei guerrieri nel palazzo minoico di Cnosso, risalenti a circa 3.500 anni fa. L’antica civiltà potrebbe dunque essersi estinta a causa di una violenta invasione, o comunque assimilata nella società dei nuovi arrivati, sbarcati sull’isola di Creta dalle coste greche. Sarebbero qui scontati ragionamenti sul pericolo che, nella storia dell’uomo, le massicce immigrazioni causano alle genti native.

Non tutto andò perduto

Vassilis Kilikoglou, del Centro nazionale per la ricerca scientifica Demokritos, ha utilizzato addirittura un reattore nucleare per analizzare la struttura chimica delle lame di ossidiana ritrovate dagli scavi. Lo studioso ha stabilito che il vetro vulcanico proveniva dall’isola di Melos, nelle Cicladi. Queste sono un antico gruppo di isole disposte a cerchio, nel Mar Egeo, intorno a Delo, la prima “Ortigia” sacra alle divinità Apollo e Artemide. I ricercatori hanno anche esaminato come erano state realizzate le lame e hanno scoperto che la tecnica non era cambiata nel corso di un millennio. Le stesse pratiche erano anche utilizzate sulla terraferma greca, sinonimo di una tradizione guerriera e artigiana più diffusa.

La ricerca a Creta continua

Carter ha infine concluso che, “sebbene le mode nelle pratiche di sepoltura, nell’arte e nell’abbigliamento possano essere cambiate tra le élite per allinearsi con i micenei, la produzione di strumenti da parte di una popolazione locale di discendenza minoica sembra essere rimasta invariata. Piuttosto che un cambiamento culturale netto, lo studio ha trovato prove concrete di una continuità significativa dopo la presunta invasione, mantenendo quindi parte degli antichi usi minoici. 

Andrea Bonazza

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1 commento

  1. E anche noi faremo la stessa fine. Tra qualche decina di anni nessuno sentirà più parlare di Italiani e di Italia. Esisterà o meglio rimarrà una razza BLACK che non sarà solo black per il colore della pelle, ma black anche in termini di mentalità e civiltà. Il processo è in corso, basta completarlo. A tal fine votate PD.

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