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Licata, 14 mag – E’ guerra aperta tra i pescatori di Licata e le autorità portuali. Ieri in tarda mattinata circa 100 uomini tra militari della Capitaneria di Porto, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e agenti di Polizia hanno effettuato una vasta operazione di controllo di tutta l’area portuale rilevando alcune irregolarità e sequestrando cinquanta box poiché trovati con la concessione demaniale scaduta. Come spiegato sulle colonne de lasicilia.it, i box appartengono al Comune che ne concede l’uso a chi ne fa richiesta, ma, essendo le autorizzazioni scadute, si profilerebbe il reato di occupazione abusiva; pertanto sono state affidate all’Ente Comune.

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Licata, il comparto della pesca è allo stremo: ecco perché

Un cortocircuito? Chi ha dimenticato? Fatto sta che il comparto della pesca a Licata è allo stremo, tra multe, sequestri, e divieti imposti da Bruxelles, i lavoratori minacciano ora di restituire le proprie licenze. “Siamo abbandonati da tutti”, questo l’urlo che si sente tra reti e barche al porto della città agrigentina, la cui economia si fonda anche su questa attività. Per capire bene a che livello sia l’esasperazione dei lavoratori del comparto pesca in Sicilia basterebbe ricordare il sequestro, durato quasi 4 mesi, di 18 pescatori e due imbarcazioni l’autunno scorso. Le mitragliate, dopo il tentativo di abbordaggio, contro un peschereccio di Mazara del Vallo, a largo della Libia, solo pochi giorni fa, seguito a ruota dalle “pietrate” dei turchi in acque internazionali.

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E qui va subito spiegata una questione abbastanza irrisolta, visto il susseguirsi dei casi di violenti rappresaglie, la Comunità internazionale fissa in 12 miglia dalla costa l’area in cui lo Stato può gestire la propria territorialità. La Libia, per esempio, rivendica la propria autorità sulle acque sino a 62 miglia. Come la dipaniamo? E sulle norme Ue? Larghezza delle maglie delle reti, attività di pesca dove e quando, fermi biologici: samo certi che siano per tutelare il mare e la fauna e non per tutelare la produzione e la vendita del pescato di altri Paesi, con cui è stato chiuso un accordo, magari molto lucroso? Giusto per fare un esempio ricordiamo il Ceta, l’accordo internazionale tra Ue e Canada che di fatto ha messo in ginocchio le produzioni italiane di grano e di altri cereali.

Tornando alla situazione di Licata va detto che tutto è partito dopo l’ennesima multa subita da un peschereccio e che ha avuto come reazione repentina la vibrante protesta alla capitaneria di porto di una cinquantina di pescatori la settimana scorsa. Un’azione spontanea, con momenti di forte tensione, che non ha registrato arresti ma che resta al vaglio degli inquirenti.

Tutelare i pescatori, non vessarli

Poi come detto la maxi operazione di ieri e l’incontro di una delegazione di pescatori con il sindaco di Licata Galanti, il suo vice Montana e l’assessore alle Risorse Produttive Ripellino, che alla fine hanno diramato la seguente nota: “Il sindaco e gli assessori, rispondendo alle legittime richieste dei rappresentanti della marineria, hanno assicurato l’avvio di un confronto con tutte le istituzioni interessate, per fare in modo che i pescatori siano messi nelle condizioni di tornare al lavoro. Giovedì prossimo, insieme ai pescatori, incontreranno nuovamente l’assessore regionale all’Agricoltura e Pesca, Tony Scilla. Rivolgiamo un appello a Sua Eccellenza il Prefetto di Agrigento, che debba tener conto di un intero comparto dell’economia licatese, quello della pesca, circa 300 persone che, di fatto, restano senza lavoro perché non hanno più le attrezzature necessarie per andare a pescare. Attrezzature sequestrate nel corso dell’intervento delle forze dell’ordine”.

“E’ necessario – conclude la nota – agire in modo da tutelare un intero comparto, composto da onesti lavoratori. E’ fondamentale, anche per evitare il rischio di tensioni sociali e per non esacerbare ulteriormente animi già provati dalla difficoltà del momento, sostenere la marineria licatese che, peraltro, ha chiesto scusa per il gesto di cui si è resa protagonista nei giorni scorsi. Teniamo presente anche che la criminalità si nutre di situazioni di disagio, con il rischio che una situazione del genere possa contribuire a mettere ancor di più ai margini questa categoria”. I pescatori come i ristoratori, come le partite Iva, come i lavoratori della cultura, dello spettacolo, del turismo. Lavoratori abbandonati dalle istituzioni che se ne ricordano solo per vessarli, multarli e imporre loro assurdi divieti.

Emanuela Volcan

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