BresciaBrescia, 7 giu – La Procura di Brescia apre un’inchiesta sull’accoglienza dei profughi: la maxi operazione di ricognizione è scattata all’alba tra la Bassa, la Valsabbia e il Garda. Passati al setaccio più di 40 fra alloggi e cascine che ospitano oltre 300 immigrati gestiti da imprenditori privati.
Nel mirino degli inquirenti ci sarebbero alcune modalità di gestione dell’accoglienza poco trasparenti, tanto che si ipotizzerebbe la truffa ai danni dello Stato. In particolare, ai bandi pubblici sarebbero state fatte partecipare anche strutture inesistenti.
Questo spiegherebbe il sovraffollamento registrato in varie strutture, e di conseguenza le scarsissime condizioni igieniche e la pessima qualità del vitto. Secondo quanto riportato dal Giornale di Brescia e dal BresciaOggi, dopo la vittoria nei bandi, i clandestini sarebbero poi stati distribuiti tra le strutture già presenti, che risulterebbero molte meno di quelle esistenti sulla carta.I controlli sono comunque in corso (al momento nessuno risulta iscritto al registro degli indagati) e nelle prossime ore si saprà qualcosa di più. Certo è che con la gestione dei richiedenti asilo alcuni imprenditori avrebbero guadagnato fino a 7000 euro al giorno.

La vicenda, è l’ennesima conferma che dietro il dramma dell’immigrazione clandestina (dramma per le popolazioni dell’Africa e soprattutto per l’Europa) esiste un vero e proprio business dell’accoglienza e del soccorso umanitario.
Alla luce di quest’inchiesta, la realizzazione del centro di smistamento in fase di ultimazione presso l’ex caserma Serini di Montichiari, sembra essere l’ennesimo hub di ricollocamento e ridistribuzione di denaro di cui il territorio bresciano non sente il minimo bisogno. Il centro diventerebbe comoda fonte alla quale i nuovi sedicenti imprenditori potrebbero trarre continua linfa per nuovi e facili guadagni, per quello che sembra essere diventato il business del momento.
Business che rischia sempre più di finire nelle mani di persone senza scrupoli e accecate dalla corsa all’oro che questo fenomeno porta con sé. Chi sbarca sulle coste italiane non lo sa, ma insegue l’illusione di un mondo migliore. Una volte giunti nel belpaese la realtà è ben diversa ed è fatta di sfruttamento, disoccupazione e condizioni umanitarie spesso precarie.
Lo Stato italiano che alimenta continuamente questi flussi e appoggia i nuovi “negrieri” delle ONG è sicuramente complice di questo sistema.
Di fronte ai miliardi che gravano già sulle casse dello Stato per l’accoglienza, ci chiediamo ancor di più se tutto questo non sia forse qualcosa di diverso dall’accoglienza. Di fronte a ingressi record di stranieri sul territorio italiano, con gran parte dei cittadini italiani in condizioni sempre più vicine alla soglia povertà è normale e razionale che uno Stato impieghi mezzi e soldi pubblici, per alimentare tale circolo vizioso?


Daniele Ravizza

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  1. Prima fuciliamo i gestori e tutti i loro collaboratori! Poi quelle facce da lucido da scarpe! L’Italia agli italiani non a tutti i bastardi che arrivano qui!

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