tottiRoma, 18 sett – Quando nella stagione 2005-2006 Luciano Spalletti decise di trasformare Francesco Totti prima punta, in molti storsero il naso: ma come, il miglior rifinitore italiano messo a fare a sportellate spalla a spalla coi difensori? Ai più, inizialmente, poté sembrare una soluzione di ripiego, frutto di una squadra con organico corto. Nonostante qualche scetticismo, i risultati furono da subito importantissimi: 15 gol durante la prima stagione (nonostante un infortunio che sarebbe potuto costargli anche il mondiale in Germania, poi vinto dalla nazionale italiana), 26 gol nel 2006-2007, record personale che lo portò a vincere la scarpa d’oro.

Da allora, Francesco Totti, in poche occasioni ha abbandonato quella posizione. Quel ruolo, che ormai viene definito con lo spagnolismo “falso nueve”, viene da dieci anni interpretato da Totti in un modo unico, inimitabile. Ai tempi di Spalletti, a Totti, non veniva solo chiesto di realizzare gol a raffica, il numero 10 giallorosso aveva anche il compito di muoversi incontro ai propri compagni per creare gli spazi per gli inserimenti degli attaccanti esterni: quest’arma tattica è stata una delle carte vincenti della Roma di allora, ma lo è ancor più nella Roma di oggi, nella Roma di Garcia.

Nonostante sia prossimo a compiere 38 anni, Totti continua a stupire e ad essere un punto di riferimento per una Roma che, ieri sera, all’esordio in Champions, ha rifilato 5 gol al CSKA Mosca con una facilità impressionante. Perché in molti hanno elogiato lo strapotere dei due esterni d’attacco, Iturbe e, soprattutto, Gervinho, ma pochi hanno messo in risalto l’abilità di Totti nel creare gli spazi per questi due giocatori. Se uno dovesse scegliere un’istantanea per evidenziare la genialità del capitano romanista, dovrebbe far riferimento al passaggio per il quarto gol di ieri sera, il secondo di Gervinho: Totti si abbassa per ricevere palla a centrocampo e, spalle alla porta (in quella che in gergo calcistico viene definita situazione di palla coperta), effettua un passaggio perfetto che taglia la difesa russa e permette all’attaccante ivoriano di chiudere definitivamente il match. Giocare una palla coperta come se fosse scoperta (ovvero libera, senza avversari e guardando la porta avversaria): in questo sta la genialità di Francesco Totti.

Ciò che risulta impressionante, però, non è la singola giocata, ma la ripetitività con cui questa giocata viene effettuata, sorprendendo costantemente tutte le difese, incapaci di prevedere certi colpi. Basti guardare il passaggio che permise alla Roma di sbloccare la semifinale di Coppa Italia contro il Napoli dello scorso febbraio (https://www.facebook.com/video.php?v=342868362545946&fref=nf): semplicemente geniale.

A chi gli fa presente l’avvicinarsi delle 38 candeline, Totti risponde così: “Credo in me stesso, sono contento di ciò che ho fatto e di quello che sto ancora facendo. Spero di dare ancora tanto per questa maglia, sarò io il primo a farmi da parte quando non avrò più le forze”. Per ora, le forze continuano a non mancargli. E se il capitano riuscirà a mantenere questa condizione, per la Roma di Garcia nessuna impresa potrà essere impossibile. Quella di ieri è stata una semplice passeggiata, ma Totti e i giallorossi hanno recapitato un messaggio a Bayern e City, rispettivamente campioni di Germania e d’Inghilterra: “in Europa torna fiero il colore dell’Impero”, il passaggio del turno dovrete sudarvelo.

Renato Montagnolo

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