Roma, 11 set – Dovrà risarcire le famiglie delle vittime di Nassiriya il generale Bruno Stano, alla guida della Brigata Sassari durante la missione italiana in Iraq. Nella strage, avvenuta il 12 novembre 2003, persero la vita 19 italiani (12 carabinieri, cinque militari dell’esercito e due civili).

Le motivazioni dei giudici

Stano, secondo i giudici della Cassazione, sottovalutò “rischi e allarmi” e trascurò le misure di sicurezza del caso. “La sottovalutazione dei rischi è stata grave”, ha spiegato commentato l’avvocatessa Francesca Conte, legale di quasi tutte le parti civili. Stano sostiene di essere stato ingiustamente condannato dalla Corte d’Appello di Roma, nel 2017, che aveva bollato il suo comportamento come “lassista” e costellato di “macroscopiche inosservanze”.
Ma i giudici della Cassazione sono di tutt’altro avviso: “Si ha colpa grave anche quando chi agisce non fa uso della diligenza, della perizia e della prudenza professionale esigibili in relazione al tipo di servizio pubblico” di cui si è a capo.
La condotta colposa di Stano evidenzia “profili di negligenza ed imprudenza, in particolar modo con riferimento alla valutazione dei livelli di rischio”, che indicavano un “pericolo effettivo e crescente, e come imminente, almeno dall’ottobre 2003“, e per quanto riguarda la necessità “di innalzare le misure di protezione passiva” della base ‘Maestrale’. I giudici segnalano anche “la mancanza di un’area di rispetto, inesistenza di una serpentina, hesco-bastion troppo bassi e riempiti di ghiaia anzichè di sabbia” e lo accusano di “non aver provveduto a temporanei posti di blocco o alla chiusura del ponte e della via”.

La dinamica


Alle 10.40 del mattino del 12 novembre 2003, un’autocisterna – guidata da terroristi legati ad Al Zarqawi, allora capo di Al Qaeda in Iraq – sfondò il posto di blocco all’ingresso della base ‘Maestrale’, adibita presso la struttura dell’ex Camera di commercio locale; gli attentatori fecero fuoco contro i militari a guardia dell’ingresso che a loro volta spararono. Andrea Filippa, carabiniere di guardia, uccise gli autisti dell’autocisterna riuscendo a fermare la corsa del mezzo dentro la caserma. Di lì a breve però il camion esplose, disintegrando l’edificio e provocando danni ad una palazzina adiacente dove aveva sede il comando. La deflagrazione formò un cratere profondo tre metri e largo otto: ogni cosa nel raggio di 70 metri venne spazzata via. Le vittime furono 28, tra cui i 19 italiani. “Non c’è nulla da festeggiare: per noi familiari delle vittime”, ha dichiarato Paola Cohen Gialli, vedova del carabiniere  Enzo Fregosi, “è stato un percorso molto lungo e doloroso che ora è finalmente arrivato a compimento”.

Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. .un altro “generale” alla badoglio…troppi, in passato e nel presente..mancanza completa di capacità e professionalità….avanzamenti per età e per conoscenze…che Dio ci scampi da una guerra..sarebbe un’altra Caporetto

  2. c’è sempre questa strana idea di essere benvoluti da tutti all’estero,perchè ti porti sempre dietro in missione la ginecologa,il minestrone e le coperte,queste ultime anche se hai inbound Timor Est;eppure:

    “viviamo in un mondo pieno di muri e quei muri devono essere sorvegliati da uomini col fucile”
    come si sosteneva in un bel film di qualche anno fa,probabilmente non visto da questo Generale.

    ONORE ai Caduti di Nassiriya.

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