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fertility-dayRoma, 1 set – Verrebbe quasi da difenderli, solo per il fatto di averci provato. La prima campagna governativa da tempi immemori che prova ad affrontare il tema non esattamente secondario della nostra estinzione demografica è stata subissata di critiche. Alcune sono sensate, altre sono solo sbrocchi ormonali. Diciamo che almeno ci si è cominciati a porre il problema, che non è poco. Per risolverlo, ripassate quando al governo ci saranno meno cialtroni.

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Il primo problema della campagna per il Fertility Day è… il Fertility Day. C’è da capirli, del resto, sono abituati ad affrontare problemi inesistenti, a cui in effetti ci si approccia così: c’è un’emergenza farlocca, un problema che non esiste, che in realtà è solo una nube gassosa di parole e tweet sagaci, tipo l’omofobia; per farvi fronte basta allora inventare una giornata apposita con nome in inglese e mettere altre parole nella nube di parole e tutto va a posto. Con la realtà, però, questa cosa non funziona, ma loro sono disabituati ad avere a che fare con la realtà. L’emergenza demografica è realtà, purtroppo per loro. E comunque, se anche ci si dovesse limitare a indire un Fertility Day e a fare la relativa campagna pubblicitaria, si poteva pensare a qualcosa di più ironico e provocatorio, tipo lo spot andato in onda in Danimarca. Ma questo è impossibile, perché da noi di questi temi si occupano solo i bigotti tristi.

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Certo non ha torto chi ha invitato il governo ad occuparsi più degli asili e delle tutele alla maternità che dell’orologio biologico delle donne: uno Stato sociale degno di questo nome aiuterebbe la demografia più di qualsiasi campagna. È verissimo, ma diciamola tutta, non è questo il motivo dello scandalo. La desertificazione delle tutele ha certo trasformato la procreazione in una specie di atto eroico, il che è folle, per carità, ma il motivo per cui non facciamo più figli è culturale. È un problema che la campagna della Lorenzin non affronta di certo, ma che in qualche modo sfiora, generando così reazioni isteriche molto significative. C’è stata, infatti, un’ondata di individualismo tardo-femminista sull’intangibilità del “corpo delle donne”, come se la procreazione fosse un fatto meramente individuale rispetto al quale la collettività deve fare un passo indietro. È proprio questa incomprensione del carattere sociale (verrebbe da dire “comunitario”, se esistesse ancora una comunità) del generare figli che crea quel clima di narcisismo che castra ogni velleità creativa e generativa. Fare figli è un atto di responsabilità verso il proprio popolo. Ma questo non possono capirlo né quelli al governo (il cui slogan “la fertilità è un bene comune” va visto come un felice lapsus), né chi li contesta, perché entrambi non sanno cosa sia un popolo né una responsabilità.

Del resto c’è praticamente sovrapponibilità totale tra chi si indigna per questa campagna e chi vanta le virtù dell’immigrazione di massa in quanto gli immigrati apporterebbero un beneficio demografico all’Italia. Per credere che sia in atto una sostituzione di popolo, a questo punto, non serve essere complottisti, basta fare due più due. E non è un caso che, per bollare d’infamia la goffa, inutile, ma in fondo innocente propaganda del governo in molti abbiano tirato in ballo il fascismo: non c’entra nulla, ma per larga parte della società contemporanea ogni preoccupazione demografica è già di per sé fascista. Il che vuol dire che gli antifascisti si mettono da soli dietro la bandiera della sterilità, dell’estinzione, del nulla. E almeno in questo hanno tutte le ragioni del mondo.

Adriano Scianca

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12 Commenti

  1. Per me è una grandissima stronzata, spreco inutile.
    L’utilità di questa pagliacciata muore nello stesso istante si va a considerare che sono anni che ci facciamo invadere da immigrati, sono anni che questi fanno figli su figli, sono anni che paghiamo con le tasse perchè i figli di stranieri siano serviti e riveriti mentre il governo si è girato di spalle al problema della bassa natalità di italiani etnici. Questo aiuterò soltanto gli stranieri, una spinta in più per velocizzare la nostra sostituzione. La bassa natalità non la si vuole risolvere altrimenti i soldi giornalieri che vanno spesi a immigrati adulti e minori potevano essere resi disponibili per aiutare le famiglie italiane che vogliono figli ma si trovano costrette a combattere con servizi e burocrazia da terzo mondo e uno Stato che ha deciso che il suo popolo si trova attualmente sulle coste libiche o in Somalia e non più Italia. Senza contare i vari problemi delle nascite in età avanzata.

  2. Siamo alla frutta. L’unica cosa positiva è che scompariranno i debosciati. Nascerà una nuova Italia magari con la pelle più scura ma sicuramente con le palle quadrate!

    • Non me ne voglia, Rino, ma secondo me pelle scura e palle quadrate sono due concetti incompatibili.

      Secondo me, al contrario, ci saranno debosciati ancora più lavativi di quelli attuali.

      • Non mi piace l’idea di essere invaso ma tra questa opzione e l’opzione del suicidio morale, etnico, culturale che si sta abbattendo in Italia grazie alla cultura edonista/individualista forse preferirei la prima. Ciò che non si rinnova, muore.
        Se l’italia avesse arrestato la sua marcia verso la debacle esistenziale a trenta anni fa, forse a quest’ora sarebbe incominciata una lenta ripresa. Era l’italia che già aveva visto l’introduzione della legge sul divorzio e sull’aborto, ma era ancora l’italia delle tante maestrie tramandate di padre in figlio, della scuola dove si insegnava l’italiano, della televisione che – squallida che poteva essere – ancora si esprimeva in italiano, dell’Italia dei tanti negozietti d’abbigliamento che ancora non erano invasi dai centri commerciali e dalle bancarelle degli immigrati, della lira e degli statisti che seppur antifascisti avevano comunque un minimo di senso patriottico (penso ad Andreotti e Craxi).
        L’italia già agonizzante che è entrata in coma con l’inizio della cosiddetta seconda repubblica. Dove siamo adesso dopo venticinque anni di nulla è evidente a tutti.

  3. Dice bene, la cultura antifascista-liberale è portatrice di una sterilità patologica. Le loro nevrastenie, le loro astruse elucubrazioni mentali, che li porta a contorcimenti, come la maternità (o paternità) diniegata come diritto inalienabile e al contempo esaltarsi per la numerosa prole allogena che “svecchierà l’Italia” “ci pagheranno le pensioni” (illusione tragica). Considerare l’aborto libero come una conquista perchè “l’utero è mio e lo gestico io” (detto da chi non sa gestirlo!) ma al contempo calare come tabù l’aborto eugenetico (giustamente un feto malato ha diritto a vivere, ma il feto sano che sia maledetto!). Spero che perlomeno ci sarà una sterilità di coglioni e zoccole!

    • Al contrario, Sig. Sal Taurasco, coglioni e zoccole prolifereranno sempre di più.

      Quando ero bambino, una volta assistetti ad un documentario TV in cui si raccontava di un episodio, accaduto in centro Italia, di un bosco (forse quello del Circeo?) che ad un certo punto subì una brusca modifica dell’ ecosistema di cui costituiva parte; il bruco di non ricordo quale specie di farfalla, si trovò improvvisamente senza il proprio predatore naturale, ed incominciò quindi a riprodursi vertiginosamente, ad un ritmo esponenziale.
      Il risultato fu che il bosco, letteralmente depauperato dalla voracità dei bruchi medesimi, non fu più in grado di fornire loro nutrimento, e solo allora vi fu l’inevitabile morìa di massa, che riporto finalmente la popolazione di tali Lepidotteri a proporzioni nuovamente ragionevoli, ed in rapporto con la capacità del bosco di sopportarne la popolazione.

      Secondo me finiremo così.

  4. “L’utero è mio e lo gestisco io”. Detto da chi – aggiungerei – si è dimostrata incapace di gestire quella che è l’anticamera dell’utero: la fi.a!

    • Guardi è esattamente quello che pensavo, anche se non mi osavo dirlo in maniera così esplicità. Farsi modella di una che – come si suol dire – si offre come il pane può rappresentare la libertà di una donna, ma non di certo la sua dignità!

  5. Ricordo ai più, e credo di non essere solo, che l’unica vera e propria politica demografica e sociale fu l’Opera Nazionale Maternità ed Infanzia ONMI, mai superata per progettazione e realizzazione (siamo nei primi anni ’30) neanche dalla chiesa cattolica, in tutto il mondo. Se li avete portatemi degli esempi moderni che non siano meramente assistenziali. Grazie per questo articolo, anche a nome dei miei due figli italiani.

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