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Roma, 22 dic – Fabrizia Di Lorenzo, la ragazza italiana uccisa nella strage di Berlino, è subito diventata un simbolo della cosiddetta “generazione Erasmus”: giovane, colta, andata all’estero a lavorare, aveva pubblicato articoli che invitavano a non mescolare immigrazione e terrorismo. Ed è davvero tragica l’ironia della sorte che la vede uccisa da un immigrato tunisino arrivato con i barconi e presto accolto nei ranghi dell’Isis, in modo formale o informale che sia. Abbiamo già sottolineato questi aspetti in un primo articolo a caldo sulla vittima italiana dell’ultimo attacco jihadista. Eppure, il quadro potrebbe essere più complesso.

Se gli ultimi riferimenti culturali che ci arrivano dai frammenti di vita di Fabrizia  che possiamo ricostruire attraverso i social network lasciano pensare a una visione del mondo piuttosto convenzionale (il prof de “la meglio gioventù” che insulta l’Italia, il già citato articolo di Bauman sull’immigrazione), nel curriculum della giovane italiana c’erano anche analisi di ben più profonda complessità, per esempio sulla geopolitica, con riferimento a situazioni esplosive peraltro non estranee alle circostanze in cui poi ella stessa è scomparsa. Cercando sulla rete si trova per esempio un articolo della Di Lorenzo sulla situazione siriana. Risale al 2011, agli albori di quella crisi, e si trovava sul sito della rivista di geopolitica Eurasia, testata peraltro ben poco allineata ai dettami del politicamente corretto. Il nome dell’autrice è quello e persone che hanno collaborato ad Eurasia ci hanno confermato che si tratta proprio della stessa persona uccisa a Berlino.

Come detto, si era all’epoca all’inizio della crisi siriana e gli occidentali si interrogavano: una nuova “primavera araba” o c’è dell’altro? La Di Lorenzo propendeva per la seconda ipotesi: “Il caso della Siria è un caso a se stante, non classificabile, come tutte le altre rivolte d’altronde, dietro il semplicistico slogan ‘richiesta di diritti e democrazia’”. Una lucidità non da poco, in mezzo alla retorica uniforme con cui i primi sommovimenti siriani furono presentati sui media. Proseguiva la giovane studiosa: “Lo smart power statunitense caratterizzato da hard e soft power, oggi intriso di multilateralismo, giustifica la propria esistenza attraverso la promozione di valori come le libertà universali, i diritti umani e la democrazia. Ma per capire meglio ciò che accade in Siria occorre interrogarsi su chi siano davvero gli insorti”. E per dare risposta a questo interrogativo, spiegava: “Il finanziamento di movimenti terroristi islamici che si sono trasformati nel nuovo braccio armato delle potenze atlantiste in Siria, offrendo una pericolosa alternativa laddove la NATO ha difficoltà ad agire. Il tutto è stato poi legittimato attraverso un lavoro di demonizzazione del regime di al-Assad, accusato di dure repressioni, difficilmente verificabili, e di non rispettare la legittima aspirazione democratica del suo popolo”. Insomma, Fabrizia aveva compreso bene ciò che stava accadendo in Siria. Cinque anni dopo, sarebbe stata vittima dello stesso islamismo che dalla destabilizzazione della Siria ha tratto energia e capacità di azione.

Adriano Scianca

1 commento

  1. Non esiste una “generazione Erasmus”. L’Erasmus esiste dagli anni 80′ basta con queste bufale dei “cittadini del mondo” solo per parare il posteriore alla UE.

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