dioRoma, 15 nov – “Utilizzare il nome di Dio per giustificare la strada della violenza e dell’odio è una bestemmia”, tuona Papa Francesco nell’Angelus in piazza San Pietro, e come al solito non si capisce se c’è o ci fa. Perché tutta questa retorica sul non uccidere in nome di Dio è di pura marca materialista: sarebbe come dire “non uccidetevi per qualcosa che non esiste”. Il sottinteso è che uccidersi per altre ragioni possa essere comprensibile, ma per la religione proprio no. Come se la religione non accumulasse in sé l’intensità delle sensazioni, delle aspirazioni, delle speranze umane.

Quella frase sulla bocca di un esponente religioso di un qualche monoteismo è poi doppiamente ipocrita: nessuna religione al mondo ha infatti espresso talmente tante esortazioni alla violenza come le tre sette discese da Abramo. Se i passi del Corano non inquadrabili in una placida dialettica democratica sono ben noti, soprattutto in questi giorni in cui c’è chi non cessa di ricordarceli, le volte in cui il Dio della Bibbia (che teoricamente sarebbe quello di Papa Francesco…) invita a “votare allo sterminio” questo o quel popolo nella sua interezza non si contano.

Il Dio unico rimanda a un mondo unico, e per raggiungere questa uniformità si richiede espressamente l’uso della violenza religiosamente motivato.

In territorio pagano, i casi in cui una divinità richiede espressamente un genocidio per placare la propria gelosia sono ovviamente ben più rari, ma anche in questo caso sarebbe sbagliato farsi un’idea irenistica delle religioni non abramitiche. E se non accade che Marte sia il mandante di stermini vari, egli è tuttavia sempre presente quando la spada del popolo romano si abbatte su qualche popolazioni barbara.

Ora, tutte queste potrebbero sembrare inutili precisazioni filologiche, se non avessero invece a che fare con il cuore stesso della nostra incomprensione dei fatti di Parigi.

Noi viviamo e moriamo di pensiero debole. Non uccidiamo per Dio né per niente altro. Men che mai daremmo la nostra vita, per Dio, per la patria, per il socialismo o per chissà cosa. Non capiamo il sacro, i confini, i simboli, l’etica, la fede. Per questo soccombiamo di fronte a chi questi elementi, sia pur in maniera folle e già nichilista, ce li sbandiera sotto agli occhi.

Se vogliamo far fronte a questa sfida dobbiamo invece ritrovare il senso della radicalità delle cose, tornare ad avere avere la capacità di cogliere l’essenziale, riscoprire il senso delle decisioni e delle azioni, riagganciarci alla realtà, uscendo dalla bolla di ipnosi collettiva in cui siamo sprofondati.

Adriano Scianca

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3 Commenti

  1. Capisco poco questo commento e non riesco a riconciliarne l’inizio con la fine. Le parole del papa (che stavolta mi sembrano condivisibili) non sottintendono affatto che si possa uccidere ma non in nome di Dio. Semplicemente, urlano con sgomento che è dissacrante ed immorale (e ciò almeno per la religione cristiana, al netto ovviamente dei periodi storici in cui questa tesi è stata bellamente ignorata, in primis proprio dai rappresentanti dei cristiani) associare all’immagine di un Dio che è pace e amore una violenza crudele e sanguinaria.
    E direi, se mi si consente, anche basta con questa equiparazione tra le 3 religioni monoteistiche: il cristianesimo con il Nuovo Testamento ha fatto un passo in avanti. Potrai non esserne d’accordo col contenuto, liberissimo, ma non puoi dirmi che il Nuovo Testamento esorti o inciti alla violenza, al martirio e alla distruzione.
    Finita la reprimenda sulla prima parte dell’articolo, sono invece perfettamente allineato sulla seconda: il sacro, i confini, i simboli, l’etica e la fede sono esattamente i capisaldi che, mancandoci, ci fa(ra)nno fare la fine dell’agnello sacrificale.

  2. A me sembra un articolo interessantissimo e lo condivido in pieno. Viviamo in una tale epoca di gretto materialismo e bassezza morale che delle frasi assurde, come quella del Papa, ci sembrano foriere di pace.
    Condanniamo la violenza in maniera ideologica, senza capire, e non ci accorgiamo che è proprio questo a generare la violenza cieca che si abbatte sulla nostra società.
    Abbiamo perso il senso del sacro, le religioni sono ormai partiti politici che decidono cosa dobbiamo fare, chi dobbiamo votare e con chi dobbiamo andare a letto.
    Viviamo in un mondo di valori tiepidini, che per creare un consenso il più ampio possibile si attestano su una mediocrità disarmante.
    Perdendo il sacro, i simboli e la nostra identità ci avviamo davvero verso una fine programmata.

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