Il Primato Nazionale mensile in edicola

Frontex richiedenti asilo terrorismoRoma, 29 dic – Sono probabili nuovi attacchi terroristici in Europa, per mano di richiedenti asilo. Parola di Frontex. Sì, proprio loro, quelli che sulla carta dovrebbero pattugliare i confini dell’Europa e che nei fatti sono tra i principali responsabili dell’invasione migratoria. Fabrice Leggeri, direttore esecutivo del programma Frontex, ha rilasciato un’intervista rilasciata a Voice of America, in cui sostiene che “l’Isis vuole armare i richiedenti asilo, potrebbe farne un’arma contro l’Europa”. Secondo Leggeri, “molte persone potrebbero venire radicalizzate o manipolate, utilizzate dai gruppi terroristi dopo il loro ingresso in Europa”. Già nell’aprile di quest’anno, del resto, era stata sempre Frontex a scrivere in un rapporto: “Gli attacchi di Parigi nel novembre 2015 hanno chiaramente dimostrato che i flussi migratori irregolari potrebbero essere utilizzati dai terroristi per entrare nell’Ue”.

Il report ricordava che due dei terroristi coinvolti negli attentati in Francia erano entrati nell’Unione Europea in modo irregolare, attraverso l’isola greca Leros, ed erano stati registrati dalle autorità greche. Il documento spiegava che certe “organizzazioni criminali hanno accesso a un ampio numero di passaporti siriani rubati ‘in bianco’, e stampanti utilizzate per la loro personalizzazione”, cosicché per loro è relativamente facile creare “passaporti che sembrano veri, che possono essere difficili da identificare anche da parte di specialisti con esperienza nei documenti”.

Uno studio dell’Europol pubblicato nel mese di novembre ha inoltre spiegato che “un pericolo imminente è nella possibilità che alcuni elementi tra i siriani che sono fuggiti dalla guerra, possano diventare sensibili alla radicalizzazione una volta giunti in Europa e diventare uno degli obiettivi dei reclutatori dell’estremismo islamico. Riteniamo che ci sia un numero importante di jihadisti che viaggiano per l’Europa proprio a questo scopo”. Ma non ditelo al ministro Minniti.

Adriano Scianca

Commenta