Poletti Renzi Jobs Act cocoproRoma, 20 feb – Fra le tante novità comprese all’interno del “Jobs Act“, il nome anglofono scelto da Renzi per la riforma del lavoro disegnata dal ministro Giuliano Poletti, figura sicuramente l’abolizione dei co.co.pro, i contratti di collaborazione a progetto.

La collaborazione coordinata a progetto viene così a concludere la sua esistenza dopo circa dieci anni dall’introduzione nell’ordinamento giuslavoristico. L’obiettivo, fra le altre cose, è quello di snellire il numero di forme contrattuali ora esistenti e tendere così a potenziare la fattispecie del contratto uno a tempo indeterminato e “a tutele crescenti”. A meno che la collaborazione in essere -che andrà ad esaurimento- non sia configurabile come una prestazione di lavoro autonomo. Il limite in certi casi può essere molto poco definito, lo stesso Poletti ammette che “tirare una riga su questo contratto è molto complicato”.

Nonostante l’abolizione di uno degli strumenti simbolo della precarietà nei rapporti di lavoro, i sindacati alzano le barricate contro le prime misure della riforma. “I decreti presentati confermano la cancellazione di diritti e il non contrasto alla precarietà, come reso evidente dall’estensione della indennità di disoccupazione solo per le collaborazioni alla  penalizzazione delle partite Iva, in particolare quelle più povere”, spiegano dalla Cgil. Anche sugli stessi contratti atipici, più volte le sigle confederali si sono espresse in termini critici: non perché desiderino il loro mantenimento tout court, ma in assenza di forme alternative è a rischio il futuro di centinaia di migliaia di lavoratori. I settori più colpiti quello alberghiero e quello dei call center, che in taotale contanto oltre 400mila impiegati.

Filippo Burla

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