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Rossella Orlandi, direttore dell’Agenzia delle Entrate

Roma, 26 ott – Volano gli stracci, e oseremmo dire non solo quelli, tra il governo Renzi e il direttore generale dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi. E’ l’epilogo di una situazione che si protrae da sette mesi e che adesso pare proprio arrivata ad un punto di svolta.

Agenzia delle Entrate: la patata bollente dei dirigenti decaduti

Negli ultimi due mesi si è assistito ad una vera e propria partita a scacchi tra alcuni esponenti  dell’esecutivo e l’Orlandi, partita regolarmente in stallo. Da una parte infatti, quella della dirigenza di vertice dell’Agenzia delle Entrate, si è tentato, con mosse degne del miglior Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, di cambiare tutto per far restare tutto com’era. Si è continuato a cercare una sanatoria legislativa per i quasi 800 dirigenti decaduti, pur in contrasto con la sentenza della Corte Costituzionale e tuttora ci stanno riprovando con l’inserimento di un apposito emendamento nella legge di stabilità, si è tentato di utilizzare un concorso indetto nell’ormai lontanissimo 2010 per sanare almeno 170 posizioni dei decaduti ed il cui bando è stato recentemente ritenuto parzialmente illegittimo dal Consiglio di Stato, inoltre si è anche bandita una selezione per assegnare contratti da esterni a personale interno, come previsto ben tre mesi fa. Tutti tentativi, quelli sopra elencati, andati a vuoto sia per l’intervento del ministero dell’Economia – nel caso della sanatoria e del concorso “rispolverato” –  sia per le interrogazioni parlamentari delle opposizioni  in merito ai contratti da esterni a dipendenti eventualmente posti in aspettativa.

Dall’altra parte, quella governativa, alle frecciate sotto traccia lanciate attraverso la stampa prima dell’estate si è sostituita, tanto per dirla in gergo militare, l’artiglieria campale con un attacco in piena regola che vede in prima linea il sottosegretario del ministero, Enrico Zanetti, che anche in una recentissima intervista ha ricordato all’Orlandi, tra le altre, che è il governo che prende le decisioni in materia fiscale e l’Agenzia delle Entrate deve occuparsi soltanto dei controlli. Persino la Madia, che finora si era tenuta ben distante dalle polemiche, sebbene la questione dei dirigenti decaduti riguardasse da vicino la sua riforma della dirigenza pubblica, è intervenuta a gamba tesa dichiarando che nessuna sanatoria è prevista e che se i dirigenti decaduti sono i migliori allora sapranno farsi valere in un concorso senza corsie preferenziali.

Dirigenti decaduti: le strane mosse dell’Agenzia delle Entrate

Nel frattempo l’Agenzia delle Entrate ci riprova anche con la tecnica “emergenziale”: a maggio fu comunicato che, a causa della mancanza di dirigenti, probabilmente non sarebbero stati raggiunti gli obiettivi di convenzione previsti per l’anno 2015. Notizia poi smentita dal dipartimento delle finanze del ministero dell’Economia che ha fatto notare che gli incassi dell’Agenzia sono inferiori a quelli dell’anno scorso, ma superiori di oltre due miliardi agli obiettivi stabiliti in convenzione di concerto con il ministero stesso. Allora, adesso, si è passati all’allarme “fuga nel privato” degli ex incaricati. Su alcuni quotidiani, nei titoli, si evince un vero esodo biblico, salvo poi scoprire che per adesso se ne sono andati in 7 su 767 decaduti, tutti ex incaricati che ricoprivano posti di estrema responsabilità e dotati di ottime professionalità ma che sono pur sempre meno dell’1%, quindi un numero fisiologico e non patologico che ben poco ha a che vedere con la decisione della Consulta.  In pratica si tenta di mettere pressione al governo con allarmi che poi si rivelano ingiustificati o marginali. Non resta che vedere se Padoan e Renzi cederanno in questo caso, ma le parole della Madia fanno presumere che anche questa mossa non andrà a buon fine.

Quello che è certo è che il direttore dell’Agenzia delle Entrate è sempre più isolata e sempre più esposta agli attacchi. E il trascorrere del tempo in questa situazione non può che lavorare a suo sfavore, anche a causa del sempre crescente malumore che serpeggia all’interno dell’ente, soprattutto tra i 39.000 dipendenti che hanno assistito ad una battaglia per molti versi incomprensibile e che si sono sentiti abbandonati proprio da chi, invece, avrebbe dovuto tutelarli e rappresentarli.

Walter Parisi

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2 Commenti

  1. Per 15 anni hanno conferito incarichi dirigenziale a funzionari privi dei requisiti previsti dalla legge ( anche del titolo di studio specifico), pur potendo attingere dalle graduatorie degli idonei e vincitori ai concorsi per dirigenti. Vergogna.

  2. Nell’affannoso tentativo di evitare che i dirigenti incaricati decaduti chiedano il risarcimento danni a chi, per averli amati troppo, li ha condotti alla delusione economica (perché di questo si tratta), l’AE, anche tramite simpatizzanti non disinteressati (anziâ��.!!), tipo associati nel “LEF” (si invita a vedere di cosa si tratta e soprattutto è importante sapere che “LEF” significa : “Legalità ed equità fiscale”), si sta adoperando per aggirare la necessità urgente di bandire un concorso per dirigenti ispirato agli inderogabili canoni della Legalità e dell’Equità (fondamentali principi di civiltà democratica) nel Pubblico Impiego!! In particolare, dice il “LEF” è opportuno evitare che le “buone pratiche” poste in atto in questi anni non vadano al macero!! In particolare si sostiene l’opportunità e la necessità di consentire continuità alle procedure “innovative” in tema di selezione e valutazione dei dirigenti introdotte oltre dieci anni fa dalle Agenzie fiscali che prevedevano ” sistemi comparativi dei curricula, colloqui e interpelli, oltre a programmi di formazione manageriali altamente specialistici”.
    Leggendo l’articolo si deve dedurre che i programmi di formazione manageriale altamente specialistici erano riservati solo ai prescelti. Della serie: “prima ti incarico e poi ti insegno quello che dovresti saper fare!!”. Ma questo sarebbe il meno se non si esaltassero i previsti sistemi comparativi dei curricula, colloqui e interpelli.
    Se proprio si vuole dare dimostrazione dell’efficacia e dell’efficienza di questi sistemi selettivi all’avanguardia, perché non si forniscono tutte le documentazioni probatorie delle particolari motivazioni che conducevano alle scelte degli incaricati, dimostratesi ineccepibili perché, solo in esigua ed insignificante percentuale, si e’ dovuto ricorrere alla rimozione di qualcuno di essi ? Basterebbe spiegare come si riusciva a valutare la capacità di tanti funzionari appena assunti o con pochi anni di servizio, o sprovvisti di laurea, visto che si confrontavano i curricula! Sarebbe sufficiente dimostrare con quali termini si definivano e con quali modalità si individuavano le superiori capacità di funzionari che, pur lavorando solo da pochissimo tempo in amministrazione, venivano selezionati come meritevoli di ricoprire incarichi dirigenziali delicatissimi e richiedenti sicuramente ed incontestabilmente almeno un’esperienza decennale e comunque collaudata! Ci spieghino e ci dimostrino!! E soprattutto non si offenda l’intelligenza che, anche se non eccezionale ed impressionante come quella degli incaricati, è comunque timidamente vantata da migliaia e migliaia di funzionari direttivi ai quali è stata vietata ogni possibilità di carriera. Procedure innovative, colloqui, interpelli, curricula, sistemi comparativi !!! Ma di cosa parliamo?? Ma veramente c’è gente che crede che tutti gli esclusi fossero incapaci di seguire ragionamenti di logica elementare, al punto di non rendersi conto dell’illegittimità e della strumentalità di quelle procedure ? Eppure c’è chi non si ferma neppure di fronte alla Corte Costituzionale! E’ veramente incredibile!!

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