Roma, 3 ott – I Benetton ricattano il governo giallofucsia. Atlantia infatti è pronta a sfilarsi dal salvataggio di Alitalia vista la possibilità di una revoca della concessione alla controllata Autrostrade per l’Italia. La minaccia della holding controllata dalla famiglia Benetton è contenuta in una lettera inviata al governo Conte bis – come riportano Repubblica e Il Sole 24 Ore – che contiene il parere negativo degli advisor e la non volontà di investire nell’operazione per “senso di responsabilità” nei confronti degli azionisti e dei dipendenti del gruppo. La mossa di Atlantia, proprio nel giorno di un faccia a faccia al ministero dello Sviluppo economico sul fronte Alitalia, viene così commentata dal viceministro 5 Stelle Stefano Buffagni: “Non sottostiamo ai ricatti di nessuno, credo che bisogna lavorare per far funzionare le cose non per distruggerle”.

Tra 12 giorni scadono i termini per l’offerta vincolante

Una tegola sul Conte bis a soli 12 giorni dalla deadline per la presentazione dell’offerta vincolante da parte della newco costituita da Ferrovie dello Stato, Tesoro, Delta Airlines e proprio Atlantia che, in teoria, avrebbe dovuto essere tra i principali azionisti della nuova Alitalia con il 35% della compagine societaria. Ma il rinnovato impegno del governo – ribadito nei giorni scorsi dal premier a Genova al varo del primo pezzo nuovo ponte – di procedere in maniera celere con l’iter amministrativo che potrebbe portare alla “caducazione” della concessione di Autostrade a causa del crollo del ponte Morandi, ha irritato Atlantia, che ora è pronta a sfilarsi dalla ristrutturazione della compagnia di bandiera.

La lettera di Atlantia

Il direttore generale Giancarlo Guenzi e il presidente Fabio Cerchiai sono chiarissimi nella lettera inviata a Palazzo Chigi: “Il permanere di una situazione di incertezza in merito ad Autostrade per l’Italia – scrivono – o ancor più l’avvio di un provvedimento di caducazione di cui si legge sugli organi di stampa, non consentirebbero infatti alla scrivente società – per evidente senso di responsabilità riconducibile sia alle risorse finanziarie necessarie che alla tutela degli interessi dei nostri circa 40mila azionisti italiani ed esteri, dei circa 31mila dipendenti del gruppo e di tutti gli stakeholders – di impegnarsi in un’operazione onerosa di complessa gestione ed elevato rischio“. Un elevato rischio, sottolineano da Atlantia, che è stato già “dimostrato da due precedenti piani di ristrutturazione falliti ai quali pure abbiamo partecipato”.

Boccia: “Spero Atlantia non si sfili”

“Spero di no, non credo. Chi si avvicina ad Alitalia lo fa per le strategie legate a questa straordinaria compagnia“. Cosi il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, auspiscando che Atlantia ci ripensi. Ma il nodo concessioni resta dirimente. Checché ne dica la holding dei Benetton, che cerca di sviare parlando di modifiche al piano per il salvataggio di Alitalia.

Adolfo Spezzaferro

4 Commenti

  1. L’On. Boccia definisce Alitalia “una STRAORDINARIA compagnia”…
    ovviamente conosco i dettagli dell’interminabile ‘querelle’ solo da quello che e’ dato apprendere leggendo la stampa di regime e mi sono fatto l’idea che pure Alitalia sia lo n-esimo ‘carrozzone’ piu’ o meno statale con tutti i relativi annessi e connessi (ma cos’hanno fatto gli Svizzeri?)…
    in ogni caso, permettetemi di esprimere sommessamente la mia piccola esperienza… c’e’ stato un periodo – nella mia lunga vita – in cui ero solito spolverare gli aeroporti, perlopiu’ d’Europa, ma non solo… ebbene, non (dicesi NON) ho mai piu’ acquistato Alitalia perche’: a) biglietti carissimi; b) servizi – a terra ed in volo – pessimi; c) l’unica compagnia che mi ha smarrito i bagagli; d) ritardi compresi nel costo del biglietto e… e) [non me ne vogliano le gentili lettrici del PN] hostesses ‘racchie’, antipatiche e sgarbate…
    grazie per l’attenzione

  2. Alitalia o non Alitalia, meno aerei, più salute. Ripensare alla mobilità in chiave più “localistica”, il che sottintende 1) ripensare il ruolo delle linee ad alta velocità (meglio un’alta affidabilità diffusa, pur se lenta, che un’alta velocità limitata a poche tratte di lusso) e 2) riportare la mobilità per via aerea ad essere quello che era, ovvero una soluzione di lusso per una ristrettissima minoranza, con prezzi commisurati. Tra l’altro, un governo che proclama come uno dei suoi punti cardine l’avvio di un Green Deal non può fare altrimenti, a meno di dimostrare platealmente la propria doppiezza (peraltro più che scontata).

  3. è da decenni che alitalia è in agonia….
    ed è da decenni che puntualmente arriva l’aiuto di stato per impedirne il decesso.
    in questi decenni,quante centinaia di milioni di euro è costata?
    se NON RENDE ABBASTANZA DA SOPRAVVIVERE,che la si chiuda e amen:
    MA BASTA, tirar fuori soldi dalle nostre tasse….
    solo per questioni di prestigio,e per
    mantenere quel branco di incapaci.
    …..
    e DECIDETEVI UNA BUONA VOLTA, a dare un calcio nel kulo ai benetton:
    visto che ragionano da pezzenti che tirano al risparmio con le nostre vite,
    non meritano di avere le mani sui nostri
    monopoli:
    ri- statalizzate le autostrade,e che quel clan di peracottari avidi e senza grandezza ne vadano in qualche altro paese,a far danni.

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