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Roma, 7 apr – Il danno per l’economia causato dall’emergenza coronavirus è talmente grave che non è possibile quantificarlo. A farlo presente è l’Istat, che lancia l’allarme: ”Le necessarie misure di contenimento del Covid-19 stanno causando uno shock generalizzato, senza precedenti storici, che coinvolge sia l’offerta sia la domanda”. Nella nota mensile sull’andamento dell’economia italiana, l’Istituto di statistica ammette che “la rapida evoluzione della pandemia rende difficile rilevare l’intensità degli effetti sull’economia reale con gli indicatori congiunturali la cui diffusione avviene con un ritardo fisiologico rispetto al mese di riferimento”.



“Con tutto chiuso fino a giugno, 9,9% di consumi in meno”

Fermo restando dunque che non si possono fare stime precise, l’Istat ipotizza un calo di quasi 10 punti percentuali dei consumi nel caso in cui la serrata generale dovesse proseguire per altri due mesi. In uno scenario “caratterizzato dall’estensione delle misure restrittive anche ai mesi di maggio e giugno, la riduzione dei consumi sarebbe del 9,9%, con una contrazione complessiva del valore aggiunto pari al 4,5%“. La limitazione delle attività produttive fino alla fine di aprile determinerebbe invece, su base annua, “una riduzione dei consumi finali pari al 4,1%”, è la previsione dell’Istituto statistico.

“Chiusa un’azienda su due, coinvolti 7,4 milioni di lavoratori”

Più nel dettaglio, a seguito delle misure di sospensione imposte dal governo, sono state interrotte le attività di 2,2 milioni di imprese (il 49% del totale, il 65% nel caso delle imprese esportatrici), con un’occupazione di 7,4 milioni di addetti (44,3%) di cui 4,9 milioni di dipendenti (il 42,1%). Il blocco delle attività produttive “ha quindi amplificato le preoccupazioni e i disagi derivanti dall’emergenza sanitaria, generando un crollo della fiducia di consumatori e imprese”. Altro dato preoccupante, secondo i dati di Contabilità nazionale del 2017, la limitazione delle attività produttive coinvolgerebbe il 34,0% della produzione e il 27,1% del valore aggiunto.

Adolfo Spezzaferro

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