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RautiRoma, 2 nov – Il 2 novembre del 2012 moriva Pino Rauti, uno degli esponenti storici del Msi e forse l’unico ad aver dato vita a una corrente la cui traccia è, per gli addetti ai lavori, ancora rintracciabile fra i superstiti di quell’avventura politica: il rautismo. Ai suoi funerali, a Roma, si scatenò un bel po’ di cagnara quando si presentò il rivale di sempre, Gianfranco Fini, accusato da molti degli intervenuti di essere un traditore e per questo insultato anche alle esequie dell’ex compagno di partito. In realtà qualcuno fece sommessamente notare, all’epoca, che la beatificazione post-mortem di Rauti era forse eccessiva e che finismo e rautismo erano stati gemelli speculari nella contraddittoria storia della destra, con non pochi rovesciamenti di fronte e anche momenti di connubio non esattamente felice (pensiamo solo all’esperienza di Fli).

Ma Rauti, alla fin fine, possiamo anche farlo riposare in pace. Il punto è che la ricorrenza capita nel pieno delle celebrazioni per i 70 dalla nascita del Msi, evento a cui la Fondazione Alleanza Nazionale ha dedicato una mostra. Il fatto che una Fondazione intitolata ad An celebri l’Msi è rilevante: perché o An è il tradimento del Msi, secondo la vulgata neofascista, e allora non è autorizzata a commemorare alcunché, oppure ne rappresenta la continuità e l’evoluzione, e allora le celebrazioni sono legittime, ma bisogna interrogarsi profondamente sul senso di tutta una parabola politica. Ci troviamo, insomma, di fronte a quell’impasse di prima: l’incapacità di tracciare un bilancio sereno, ma anche spietato, o quanto meno oggettivo, della storia della destra italiana. Molti di coloro che parteciparono, da ortodossi o da eretici, a quell’avventura sono oggi giustamente scontenti di ciò che ne è sopravvissuto: un partitello animato da gente talora volenterosa, ma con le idee confuse, pochi spunti, nessuna prospettiva e già molti errori in curriculum, come Fratelli d’Italia; gli unici fermenti movimentisti, sociali, combattivi sorti fuori dal suo alveo e spesso in contrapposizione con esso; un centrodestra monopolizzato da figure di estrazione non missina: da Berlusconi a Salvini.

RautiAlla constatazione di vivere ormai in un deserto politico, però, spesso si accompagna la certezza di aver vissuto per anni in un’oasi, perché tale viene visto il msi, o almeno alcune delle sue componenti. Come se i disastri politici nascessero nel nulla. Manca, insomma, quella che Nietzsche definirebbe una prospettiva genealogica, quella che non punta solo ai sintomi del male, ma anche alle cause. Tant’è che la ridotta identitaria di tutto un mondo finisce per essere l’intitolazione compulsiva di vie ad Almirante, quasi un contentino ideologico per dimostrare di esistere ancora. È tutto legittimo, per carità, e certo Almirante merita una via più di tante mezze figure a cui sono intitolate le nostre strade. Ma l’impressione è che prima si saprà storicizzare la storia della destra italiana, evidenziandone anche i profondi limiti, prima si riuscirà a creare qualcosa di nuovo e di vitale. Lasciando Rauti e Almirante al ricordo dei propri cari e Fini all’insignificanza dorata in cui era relegato prima che Alemanno lo scongelasse.

Adriano Scianca

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3 Commenti

  1. Fini ha dimostrato coi fatti di essere un opportunista ed un traditore. Del tutto impresentabile in qualsiasi manifestazione o ricorrenza di quello che fu l’MSI.
    La prosecuzione sociale della destra sono Forza Nuova e Casa Pound. Sono solo quei movimenti ad essere degni del giusto futuro per il bene dell’Italia.

    • Casa Pound, come lo stesso Fascismo, se vuole esserne il degno erede, (almeno in teoria) non dovrebbe essere né di destra né di sinistra (giustamente).
      Forza Nuova fa pena e Fini… chi è? Quello dei tortellini?

  2. Caro Scianca,
    Fini, Rauti, Almirante e compagnia brutta un’unica mappazza destrista che con l’eredità politica e sociale del Fascismo Repubblicano c’entrano come i cavoli a merenda. Fini è stato solo il coerente continuatore di quella politica reazionaria, conservatrice, filo atlantica e filo sionista dei suoi cattivi maestri, Almirante e Rauti compresi.

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