Roma, 22 dic – ArcelorMittal è insaziabile. Il colosso indiano della siderurgia, dopo aver rilevato l’Ilva, vuole acquisire tutto ciò che ruotava attorno allo stabilimento tarantino. È notizia di questi giorni che la multinazionale asiatica punta ad assorbire le due ex controllate del gruppo siderurgico pugliese: Sanac e Innse. Se per la prima i giochi sembrano già fatti, per la seconda la situazione è più complessa.

Andiamo con ordine. La Società Anonima Nazionale Argille e Caolini (Sanac), dal 1939 è leader nella lavorazione dei refrattari (componente strategica per la manutenzione dell’altoforno), con i suoi quattrocento dipendenti divisi in quattro unità produttive riesce a coprire il 35% del mercato nazionale. Nel 1995, dopo più di mezzo secolo nel gruppo Iri, viene privatizzata e rilevata dall’Ilva. La Innse, ha una storia simile anche se produce cilindri di lavoro in fibra sintetica per laminatoi a caldo. Insomma stiamo parlando di due eccellenze della nostra industria che, dopo anni di amministrazione straordinaria potrebbero finire nelle mani di un gruppo straniero. La cosa certo, non può stupire nessuno dopo che a Taranto gli indiani hanno avuto la meglio. Queste aziende sono legate a doppio filo con lo stabilimento che fu dei Riva anche se per esse si decise di avviare due procedure di vendita distinte.

Ed arriviamo ai giorni nostri. Le parole dell’amministratore delegato di ArcelorMittal Italia, Matthieu Jehl non lasciano spazio a dubbi: “Siamo in gara stiamo aspettando che si completi l’iter per conoscere le decisioni della procedura”. Come si è già detto, la sorte di Sanac è già segnata. Come ha rivelato Il Sole 24 Ore, nei giorni scorsi si sono aperte le buste e l’unica proposta pervenuta è quella degli indiani. Certo ancora manca qualche tassello affinché l’operazione possa dirsi conclusa: il via libera del Mise e un accordo con le parti sociali. Nonostante tutto la strada è in discesa. Diverso invece il destino della bresciana Innse Cilindri. Ai nastri di partenza gli interessati erano almeno cinque tra cui anche ArcelorMittal. Alla fine a farsi avanti è stato solo un gruppo italiano che ha presentato un’offerta definitiva. La proposta, però, è stata giudicata insoddisfacente sia sul fronte economico che su quello occupazionale. Forse ci si aspettava un rilancio che alla fine non è arrivato. A gennaio, dunque, si riparte dal via come nel gioco dell’oca. Intanto, c’è forte preoccupazione tra i lavoratori lombardi. Gli ultimi cinque anni non sono stati affatto facili. Eppure stiamo parlando di un’azienda sana che è nota in tutto il mondo per la qualità dei suoi prodotti.

Per scongiurare queste situazioni paradossali non bastano i tavoli al ministero dello Sviluppo Economico. Abbiamo bisogno di una nuova politica industriale che tuteli i nostri asset strategici. In caso contrario, le multinazionali continueranno a banchettare sulle spoglie della nostra economia.

Salvatore Recupero

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