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Roma, 6 mar – Se (fra le altre cose) sul sedicente “Piano nazionale di ripresa e resilienza” è caduto il Conte bis, spianando la strada all’avvento del governo tecnico, ora è la volta dei tecnici dei tecnici. Il presidente Draghi ha infatti deciso che sarà la società di consulenza McKinsey a (ri)scrivere il Recovery Plan. Affiancando i relativi ministeri – il titolare dell’Economia, Daniele Franco, avrebbe già firmato il contratto – nella redazione dei capitoli di spesa dei miliardi (a nostro carico) che giungeranno dall’Ue.



McKinsey, ovvero il socialismo dei ricchi

Fondata nel 1926, con un fatturato che supera i 10 miliardi di dollari è la più importante società di consulenza strategica al mondo. Dalle piccole e medie imprese ai grandi colossi, passando per i governi (di ogni colore): non esiste settore in cui la multinazionale americana non abbia messo radici. Non senza incorrere in più di qualche errore che definire “di valutazione” sarebbe fargli un complimento.

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Prendiamo il caso Enron. Il suo riposizionamento strategico – da società attiva nel settore petrolifero a vero e proprio “trader” nel campo delle materie prime – fu curato negli anni proprio da McKinsey. Portando, insieme ad una gestione a dir poco allegra delle sue finanze (e che i consulenti avrebbero avallato), al crac del 2001. Con la conseguenza di lasciare sul lastrico decine di migliaia di persone tra dipendenti (fondi pensione compresi), azionisti e creditori.

La filosofia, d’altronde, è nota. E ci parla di una società di consulenza che fa della massimizzazione del valore per gli azionisti la sua cifra. Pieno delirio di scuola monetarista, in religioso ossequio al detto friedmaniano per il quale “l’unica responsabilità sociale di un’impresa è quella di accrescere i suoi profitti”. Ecco allora lo snellimento delle strutture aziendale, ecco l’iperconcentrazione dei poteri nelle mani dell’alta dirigenza e di questa soltanto, ecco l’eliminazione di ogni ascensore sociale. Risultato: la classe media americana ne è uscita letteralmente dilaniata.

Come sarà il Recovery Plan firmato McKinsey?

Meglio non è andata con il governi. Si veda alla voce Gran Bretagna. Qui la McKinsey ha avuto (insieme ad altri) un ruolo non di secondo piano nelle strategie di riforma del National health service. Un percorso fatto di esternalizzazioni e privatizzazioni simile, per certi versi, a quello che ha portato il nostro Servizio sanitario nazionale a perdere qualcosa come 40 miliardi di risorse.

Non proprio il miglior viatico per la McKinsey oggi incaricata della stesura del nostro Recovery Plan, che già in origine prevedeva briciole per il comparto della sanità. Pur con il raddoppio degli stanziamenti previsti in origine, infatti, non si arrivava a coprire metà dei tagli effettuati negli ultimi anni. Che la tendenza (e non solo per quanto riguarda la sanità) possa invertirsi spoliando parlamento e pubblica amministrazione delle loro prerogative è difficile a credersi.

Filippo Burla

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