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Roma, 1 ott – Giuseppe Conte concede altro tempo ad Atlantia sul fronte Autostrade. Mentre i familiari delle vittime del ponte Morandi protestano duramente per il trattamento di riguardo nei confronti del gruppo della famiglia Benetton, il governo giallofucsia non ha il coraggio di andare fino in fondo con la revoca della concessione. E Atlantia, dal canto suo, ribadisce che non vuole accollarsi le costose cause di risarcimento per il crollo di Genova.

Scaduto il (pen)ultimatum, il governo concede altri 10 giorni ai Benetton

Allo scadere del (pen)ultimatum di ieri, il premier non sa fare di meglio che annunciare una riunione entro dieci giorni per decidere cosa fare: se Atlantia non cambierà posizione sul negoziato con Cdp per il controllo di Autostrade per l’Italia si procederà alla revoca, in caso contrario verranno valutate le eventuali nuove condizioni. La “grande pensata” arriva al termine della riunione tra il premier e i ministri dell’Economia Roberto Gualtieri, e delle Infrastrutture Paola De Micheli. Dal canto suo, il gruppo dei Benetton minaccia che la revoca “provocherebbe un default sistemico gravissimo, esteso al mercato Ue”.

Atlanti minaccia default da 16,5 miliardi e 7mila posti di lavoro a rischio

A conti fatti, Atlantia – in caso di revoca della concessione autostradale – parla di “un default sistemico per oltre 16,5 miliardi di euro, oltre al blocco degli investimenti. Verrebbero così messi a serio rischio 7mila posti di lavoro“. Insomma, il gruppo dei Benetton non intende smuoversi di un millimetro e detta le condizioni della trattativa. Dal governo giallofucsia trapela “irritazione” (i Benetton già tremano…) per le lettere di Aspi, la cui impostazione viene respinta. Perché – è questo il punto fondamentale – Atlantia ha modificato le condizioni che avevano portato a un accordo a luglio, abbandonando il tavolo della trattativa ad agosto.

Il gruppo che controlla Aspi detta le condizioni della cessione

Il gruppo dei Benetton replica: “Continueremo ad agire in totale buona fede, affinché possa essere trovata una soluzione equa, ragionevole, di mercato. La società confida nella capacità di mediazione e nell’equilibrio del presidente Conte e del suo governo, considerandolo un riferimento di garanzia per tutti”. Atlantia e la controllata Aspi nelle lettere in questione confermano la disponibilità a trattare con Cdp, ma dettano numerose condizioni. A partire dal fatto che la cessione di Aspi potrà essere conclusa a valle dell’accordo transattivo. Inoltre le due società sono contrarie alla clausola che vincola l’efficacia dell’atto alla cessione del controllo di Aspi a Cdp, considerata “non in linea” né con l’atto né con gli impegni del 14 luglio. Ancora, respingono le manleve sulle responsabilità del crollo del ponte Morandi richieste da Cdp perché non erano previste e non sono accettabili in un contesto di mercato. E su questo ultimi punto – visti i risarcimenti per la tragedia di Genova il cui importo è al momento incalcolabile – Atlantia e Aspi non intendono mollare.

La rabbia dei familiari delle vittime di Genova: “Scandalizzati da tanta arroganza”

Intanto contro Atlantia si scaglia il Comitato in ricordo delle 43 vittime del ponte Morandi: “Questa società dovrebbe mettersi in ginocchio e cospargersi il capo di cenere, siamo scandalizzati da tanta arroganza“, afferma la presidente Egle Possetti, che chiede al governo di prendere in considerazione la possibilità “che la concessione originaria possa essere dichiarata illegittima”.

Adolfo Spezzaferro

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