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Roma, 27 feb – Doveva essere revoca, i Cinque Stelle sul punto sembravano fermissimi. Si sono squagliati, al solito, come neve al sole. Con il risultato che, sul dossier Autostrade, il pallino del gioco è sempre in mano ai Benetton. I quali fanno e disfano a loro piacimento. In attesa di salutare a portafogli pieno e 43 morti come fastidioso accessorio.

Dopo quel tragico 14 agosto, con il crollo del Ponte Morandi, per l’esperienza della famiglia di Ponzano Veneto nel settore delle concessioni sembrava essere scattato il conto alla rovescia. Non senza ragione, viste le numerose evidenze emerse nel corso dei mesi successivi. Manutenzioni scarse o carenti e investimenti ridotti al lumicino (mentre i dividendi, fatti sulla nostra pelle, colavano come grasso) mentre lo stato del viadotto Polcevera era perfettamente noto ai vertici di Autostrade, non intervenuti per contenere i costi: “Il vero grande problema è che le manutenzioni le abbiamo fatte in calare, più passava il tempo e meno facevamo… così distribuivamo più utili… e Gilberto e tutta la famiglia erano contenti”, si sentiva in un’intercettazione da far tremare i polsi.

La revoca ad Autostrade era l’unica via

C’era tutto, insomma, per tentare la via della revoca senza indennizzo. Strada irta di difficoltà, non c’è dubbio. Si sarebbe finiti in tribunale – e qui lo Stato ha (aveva) parecchie carte da giocarsi, alla peggio finendo costretto ad indennizzare i concessionari: se dovevamo comunque firmare un generoso assegno, tanto valeva esperire il tentativo – non sia mai che i Benetton potessero prendere atto delle loro responsabilità in Autostrade per l’Italia e farsi da parte. La dignità, questa sconosciuta.

Il governo – Conte bis prima, Draghi oggi – ha scelto al contrario la diplomazia. Seduti ad un tavolo con i responsabili dello scempio. Offrendogli, di fatto, il fianco. Perché nel momento in cui hai fretta di comprare (per far digerire al tuo elettorato una nazionalizzazione che si candida ad essere la più ridicola della storia) non sei tu a fare il prezzo. Tanto più se non puoi nemmeno giocarti la carta della minaccia della revoca, alla quale non crederebbe ormai più nessuno.

Da qui i continui rifiuti alle pur generose offerte pervenute per il tramite di Cassa Depositi e Prestiti. L’ultima, da 9 miliardi di euro, è stata quasi con sdegno rispedita al mittente ma si continua a trattare: come se non avessero già fatto strame di un patrimonio che è e resta di proprietà dello Stato, i Benetton non se ne usciranno fin quando da Autostrade non avranno grattato fino all’ultimo centesimo. A noi resterà solo da pagare. Ancora una volta.

Filippo Burla

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