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mutuo-casa-agenzia-vetrina-fotogramma--488x255Roma, 5 mar – L’autorità Antitrust ha sanzionato un gruppo di banche operanti nelle provincie di Trento e Bolzano con una multa di 27 milioni di euro, dopo aver accertato due distinte intese anti-concorrenziali sul mercato dei mutui alla clientela finale. Le condotte individuate sarebbero state adottate fra il 2007 e il 2015, con l’obiettivo di mantenere il mercato dei mutui su livelli di prezzo concordati, sostanzialmente più elevati di quelli ottenibili in un contesto privo degli accordi denunciati. L’istruttoria dell’Autorità Garante della Concorrenza, partita in seguito alla segnalazione di un’associazione di consumatori, si è conclusa ieri con il provvedimento che ha portato a una multa di oltre 26 milioni agli istituti della Federazione Raiffeisen e di 600 mila euro alla Federazione Trentina della Cooperazione.

Le condotte sanzionate

Come si legge nel provvedimento, le Casse Raiffeisen coinvolte “avrebbero offerto mutui a tasso variabile caratterizzati dalla presenza di un c.d. tasso floor, ovvero di un valore minimo del tasso contrattualmente previsto, al di sotto del quale l’interesse applicato al finanziamento non può scendere, anche nel caso in cui dalla somma tra il parametro di indicizzazione arrotondato più lo spread risultasse un valore più basso. Per tutte le sei banche, il tasso floor sarebbe stato fissato nell’identica misura del 3%”. Non solo, poiché il “costante e strutturato scambio di informazioni” evidentemente illecito, “realizzato con frequenza sistematica e per un periodo di lunga durata”, “non si è limitato alla concertazione sul tasso floor– come prospettato in avvio – ma ha avuto ad oggetto le principali variabili economiche concorrenzialmente sensibili”. Non può del resto trattarsi di un incidente di percorso, dal momento che l’illiceità del coordinamento delle condizioni praticate era ben nota ai dirigenti delle banche sanzionate, a tal punto da aver adottato diverse cautele “per evitare di lasciarne traccia tramite lo scambio di documenti elettronici”. Un tentativo più che maldestro visti i risultati. Per quanto riguarda invece Federazione Trentina della Cooperazione il “comportamento contestato è consistito in un coordinamento stabile e diffuso sul livello dei tassi di interesse dei mutui applicati alla clientela, realizzato tramite la diffusione con cadenza mensile di un tasso di interesse di riferimento, idoneo a costituire un focal point per le Casse Rurali trentine”

Due aggravanti di rilevo

Non è a questo punto inopportuno sottolineare due circostanze che rendono tali strategie aziendali ancor più gravi della mera violazione di norme a tutela della concorrenza. La prima è l’importanza che le due Federazioni hanno nelle due provincie di riferimento: le 47 Casse Raiffeisen, con 196 sportelli, “detengono una quota di mercato di circa il 40-45%” nella provincia di Bolzano, mentre nel mercato di Trento (valore complessivo 5-6 miliardi di euro) il peso delle Casse Rurali federate sale addirittura al 70-75% nei finanziamenti alle famiglie consumatrici. Arriviamo quindi alla seconda aggravante, ovvero il settore merceologico di riferimento delle condotte sanzionate, individuato nei finanziamenti a medio-lungo termine concessi alle famiglie. Mutui sulla prima casa per essere chiari. Difficile aggiungere altro.

Il governo delle banche

Seppure l’importo della sanzione potrebbe sembrare elevato, va comunque ricordato che il valore di 27 milioni è anche limitato da una legge che ne definisce la misura massima al dieci per cento del fatturato realizzato nell’ultimo esercizio chiuso anteriormente alla diffida. A tale importo le banche dovranno poi aggiungere i risarcimenti per i consumatori che decideranno rivolgersi al giudice per la restituzione del maltolto. Una piccola stangata data da un’autorità amministrativa che per definizione dovrebbe essere indipendente dal ciclo politico, requisito in questo caso determinante visto che il Governo con le banche sembra essere impegnato in tutt’altra direzione. Il riferimento è ovviamente al decreto legislativo attualmente in discussione alla Camera, che dovrebbe abolire il patto commissorio lasciando l’opportunità agli istituti creditori di vendere la casa a fronte di 7 rate di mutuo non pagate. Siamo infine di fronte a un paradosso, un settore rigidamente regolato dal testo unico bancario di elaborazione fascista fino al 1993 (governo Ciampi) e oggi oggetto del laissez-faire più sfrenato, che finisce per essere colpito dalle stesse leggi che ne hanno favorito la crescita. Per il governo delle banche sembra l’ora di una norma che tuteli i cartelli.

Armando Haller

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