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Margrethe Vestager, Commissario europeo per la Concorrenza

Roma, 2 lug – Disco verde dell’Europa al piano del Governo italiano per la banda ultralarga, con cui l’esecutivo mira a raggiungere gli obiettivi fissati dall’Agenda digitale per il 2020: internet a 30 mega per tutti i cittadini, con almeno la metà in grado di accedere a connessioni a 100 mega. L’ok della Commissione, in particolare della direzione antitrust guidata dal commissario danese Margrethe Vestager, dà il via a investimenti pubblici per 3,6 miliardi di euro, provenienti da fondi comunitari, che saranno impiegati soprattutto per sostituire il maggior numero possibile di tratte in rame con la ben più performante fibra ottica. Un piano su cui, neanche a dirlo, incombe già il fallimento. Primo perché anche il governo, che attendeva il placet di Bruxelles da almeno un anno, dichiara impossibile il rispetto del termine del 2020: “Non ci sono i tempi tecnici, non ci sono banalmente abbastanza tecnici e ingegneri per fare la rete in tre anni” annunciava pochi giorni fa Raffaele Tiscar, vice segretario generale della Presidenza del Consiglio impegnato da anni sul tema. Secondo perché il nostro Paese sconta un pesantissimo ritardo infrastrutturale rispetto la media europea: in quanto a connettività, secondo le statistiche della Commissione, siamo penultimi dopo paesi come Cipro e Romania, peggio di noi solo la Croazia.



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L’Italia è penutlima nella classifica europea della connettività a internet

E se in parte possiamo trovare una giustificazione nel complesso contesto geografico con cui facciamo i conti (montagne, colline, isole, vallate…), che mal si adatta all’installazione delle reti di telecomunicazioni, dall’altra paghiamo la mancanza di una politica industriale di settore. Colpa delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni imposte nel solo interesse dei capitali privati, quasi sempre in odor di bandiera rossa. Ci riferiamo in particolare alla privatizzazione di Telecom Italia, in cui personaggi come Marchini, Colaninno e Tronchetti Provera, supportati da politici che rispondono ai nomi di Prodi e D’Alema, che li definivano “capitani coraggiosi”, hanno prima affossato la società con miliardi di debiti eppoi l’hanno consegnata in mani straniere (prima gli spagnoli di Telefonica, oggi i francesi di Vivendi). Innovazione, occupazione e pubblico servizio: tre semplici obiettivi che la vecchia Telecom italiana era assolutamente in grado di assolvere (visti gli utili derivanti dal regime di monopolio) e che la gestione post-liberalizzazione ha puntualmente disatteso, per far mangiare gli imprenditori amici ovvio, ma anche gli stranieri, tanto è vero che oggi il mercato mobile italiano, per citare un settore dove Telecom eccelleva, si divide, tra gli altri, fra gli inglesi di Vodafone e i cinesi di Tre.

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Ma torniamo al progetto della banda ultralarga che, oltre a inserirsi una situazione di partenza a dir poco sfavorevole, si confronta ogni giorno con un esecutivo che, anche in questo campo, passerà alla storia per aver sbarcato il lunario a suon di annunci puntualmente disattesi. Tutto un insieme di misure di contorno al Piano era infatti stata presentata da tempo come realtà, senza che vi sia, ancora a oggi, la minima ombra di qualcosa di operativo. Citiamo ad esempio il catasto delle infrastrutture, che, fra gli altri, servirà per abbattere tempi e costi degli scavi per la fibra ottica, presentato come pronto a novembre 2015 e per cui i decreti attuativi sono ovviamente arrivati con ampio ritardo. Chissà quanto tempo bisognerà attendere per l’operatività vera e propria, con risultati tutti da dimostrare peraltro. Non tutto è però da buttare, forse. Dopo il de profundis di Telecom arrivato con il controllo dei francesi, l’impegno del governo per riportare il controllo della rete (quantomeno quella internet) in mano pubblica passa per Enel. Il colosso energetico a partecipazione pubblica sarà infatti in prima linea con la propria controllata “Enel Open Fiber” (EOF), costituita ad hoc per partecipare alle gare di assegnazione delle risorse pubbliche e sfruttare le sinergie che si possono raggiungere avendo accesso diretto alla rete elettrica. La faccenda rimane comunque complessa: la rete di distribuzione è infatti controllata da un’altra società di Enel, giuridicamente separata da EOF, e la partita si gioca ora sulla possibile individuazione di sussidi incrociati, contrari alla vigente normativa antitrust.

Per concludere, è evidente che se la banda ultralarga diverrà una realtà nel nostro Paese, vista l’esiguità delle risorse a disposizione per un piano così ambizioso, non sarà certo per la totalità degli italiani (al massimo per i residenti nelle medie e grandi città), e comunque, questo ve lo annunciamo noi, sarà sempre troppo tardi.

Lorenzo Rossi

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2 Commenti

  1. Scusate, ma ci serve così tanto avere internet ultraveloce? Con tutti i problemi infrastrutturali che abbiamo, non sarebbe meglio investire sull’ammodernamento di quelle già esistenti e sulla loro manutenzione?

    Per esempio: io vivo in provincia, in una zona submontana, e da noi basta una pioggia un po’ più forte e salta la corrente… In valle poi non parliamone: basta un po’ di vento e la corrente se ne va per ore. E se c’è un picco di richiesta, magari nelle ore di punta, idem… E non è che vivo persa in un alpe sulla cima di un monte. Solo che le linee enel saranno almeno trent’anni che non vengono rinnovate e/o controllate e/o potenziate e questi sono i risultati…

    Forse prima di campare per aria piani ultra-moderni e ultra-veloci per una cosa tutto sommato superflua (anche se non dubito che potrebbe essere utile per l’economia e lo sviluppo), sarebbe meglio assicurare qualcosa di tutto sommato un po’ più necessario.

    Stiamo facendo la stessa cosa con altre infrastrutture, come la Tav… Treno ultraveloce da Torino a Lione (quanta richiesta c’è, per altro, su quella tratta?!?) e poi per arrivare dalla provincia al capoluogo con i mezzi pubblici fai prima ad andare in bicicletta, visto che i tempi di percorrenza sono lunghi e assurdi, con orari fantasma, scioperi, mezzi che si guastano in itinere e milioni di cambi…

  2. È da 5 anni che aspettiamo la sistemazione delle strade ed autorizzano a romperle di più perché ci serve internet più veloce mentre il degrado non viene risolto con la scusa che mancano i soldi !!!!

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