Draghi Weidmann
Mario Draghi insieme al presidente della Bundesbank, Jens Weidmann

Francoforte, 4 dic – Un regalo alla Germania? Nel disperato tentativo di far riprendere quota ad un’inflazione a dir poco asfittica, con le scelte annunciate ieri dalla Banca centrale europea, Mario Draghi sembra in realtà aver solo offerto un gioco di sponda a Berlino.

I mercati si attendevano, nell’ordine: riduzione del tasso sui depositi presso la Bce al -0.4%, aumento degli acquisti nell’ambito del Quantitative easing, allungamento del programma oltre settembre 2016. L’unica richiesta pienamente accolta è l’ultima, visto che gli acquisti della banca centrale proseguiranno fino almeno a marzo 2017. In parte soddisfatti anche per i tassi d’interesse, portati però “solo” al -0.3%. Nulla da fare invece per quanto riguarda l’ammontare degli acquisti, che saranno sempre nell’ordine dei 60 miliardi rispetto agli 80 che qualcuno aveva previsto.

C’è però una novità. Fra i titoli che l’istituto centrale guidato da Draghi sarà autorizzato ad acquistare rientrano infatti anche quelli emessi dagli enti locali. La mossa serve per ampliare la platea, visto che la Bce non acquista titoli con un rendimento inferiore a quello stabilito per i depositi. Allo stesso tempo, però, si trasforma in una generosa mano per la Germania. I solidi bund di Berlino, visti i rendimenti negativi, sono infatti al momento esclusi. L’ampliamento della platea permette invece ai Länder tedeschi – gli stati federati della Repubblica – di diventare potenziali offerenti. Una possibilità non concessa invece agli altri Stati: in Italia, Francia e Spagna – per restare ad alcune grandi economie dopo la Germania – le regioni o le provincie hanno sì diversi gradi di autonomia finanziaria, ma a nessuna è concesso di emettere titoli di debito, il quale resta quindi totalmente sulle spalle dello Stato.

E’ la versione del manuale Cencelli in salsa di politica monetaria?

Filippo Burla

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