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Bonus bebèRoma, 11 mag – Il nostro premier Matteo Renzi è proprio un ragazzo a modo. Da bravo boyscout ha pensato di far un bel regalo a tutte le mamme italiane in occasione della loro festa. Da oggi, infatti, sarà possibile presentare la domanda per poter fruire dell’assegno per ogni figlio nato o adottato tra il primo gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017.



La circolare numero 23 del 08/05/2015 dell’Inps ci spiega nel dettaglio i beneficiari di tale provvedimento:Ne hanno diritto i cittadini italiani, comunitari e stranieri (extracomunitari) in presenza di tre requisiti: residenza in Italia; possesso da parte del nucleo familiare cui appartiene il genitore che ne fa richiesta di un Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) non superiore a 25 mila euro; quando si tratti di cittadini stranieri, possesso del cosiddetto permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo. La misura dell’assegno dipende dall’Isee della famiglia di appartenenza del genitore che ne fa richiesta. Se l’Isee è inferiore a 7 mila euro l’assegno annuo raddoppia e passa a 1.920 euro per ogni neonato o bambino adottato. Se l’Isee pari o superiore a 7 mila euro (e sino a 25mila) il bonus è di 960 euro per ogni neonato o bambino adottato. Il bonus è erogato mensilmente (la rata è di 160 euro nel primo caso e di 80 euro nel secondo). L’assegno spetta dal mese di nascita o di adozione del bambino fino al terzo anno d’ingresso nel nucleo familiare. Sull’assegno non si pagano tasse, non concorrendo alla formazione del reddito complessivo dei genitori che l’intascano”.

Per capire l’impatto reale di questo Decreto sarà sufficiente fare qualche esempio di vita reale. Prendiamo come spunto una coppia di trentenni appena sposati. Hanno la fortuna di avere due stipendi e un contratto di lavoro a tempo indeterminato fissato a 40 ore settimanali. Sommando i due stipendi, il loro reddito mensile si aggira intorno ai tremila euro. Nei prossimi due anni incentivati dal bonus renziani metteranno al mondo due figli. Ciò significa che oltre alla loro paga si aggiungeranno ben 160 euro al mese fino al terzo compleanno della loro prole.

Dovrebbero sentirsi dei privilegiati visto che come impiegati aggiungono anche altri 80 euro. Chi è precario o lavoratore autonomo fa ancora più fatica a conciliare lavoro e famiglia. Purtroppo, però, i due coniugi benestanti continuano a lamentarsi. Vediamo perché.

Se lavorano entrambi qualcuno dovrà prendersi cura dei pargoli almeno per dieci ore al giorno. Pas de problèmes, direbbero i francesi. Ci sono gli asili nido. E invece no. Quante sono le strutture pubbliche per l’infanzia che possono prendersi cura di un bambino dalla mattina presto fino a sera? Decisamente poche. Oltre a questo si aggiunge il fatto che le graduatorie fatte in base al reddito premiano gli immigrati perché risultano nullatenenti. Quindi bisogna rivolgersi a strutture private. Qui casca l’asino. A Roma, per fare un esempio, le rette si aggirano intorno ai cinquecento euro al mese.

Non ci vuole un contabile per dimostrare la scarsa incisività di un provvedimento del genere.

La verità, purtroppo, è molto più triste. Oggi due trentenni possono procreare solo se accompagnati dai genitori. Solo chi ha la fortuna di vivere vicino ai propri genitori potrà continuare a lavorare serenamente. Il bonus di Renzi, dunque, è l’ennesima mancia clientelare. Chi governa, però, è obbligato a ragionare seguendo una logica di lungo periodo. Cosa fare, dunque? Invece di dare il contentino a tutti si dovrebbe mettere in piedi un sistema che possa garantire ad ogni genitore il diritto di lavorare. In pratica, facciamo funzionare gli asili nido.

Lo Stato sociale non va orientato in senso assistenzialista ma deve essere forza propulsiva per la crescita della Nazione. La risposta di Renzi a questa sfida non si farà attendere. A breve sulla rete spopolerà il tweet di Palazzo Chigi: #mammastaiserena.

Salvatore Recupero



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